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Tomo I.
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3<>2 Al.COOI.E

polvere da schioppo in nn cucchiaio, co-prirla d’ acquavite, e darvi fuoco ; la sigiudicava di buona qualità se la polveresi accendeva ; ma si può a volontà farriuscire o no I’ esperienza; qualunque siala qualità dell’ acquavite, basta.metternepiù o meno : quando l’acquavite sarà introppa quantità relativamente alla polve-re, questa non s’infiammerà perchè re-sta imbevuta di troppa acqua, residuodella combustione dell’alcoole; se al con-trario si mette poca acquavite, l’infiam-mazione si comunica prontamente allapolvere. Un altro regolamento prescrissepiù tardi, come mezzo di prova, di ver-sare una goccia d’olio nell’acquavite ,e giudicare del suo grado di spirito dalpunto a cui si profonda la goccia di o-lio nel liquido. Finalmente si usò permollo tempo quella che dicesi ancora laprova di Olanda , la quale consistevanell’ agitar fortemente 1’ acquavite inuna bottiglia non affatto riempita. Lasi riguardava come buona quando pròduceva ciò che chiamavasi la corona ,formata da un cerchio non interrotto dibollicine che andavano a disporsi intor-no la parete del vase alla superficie delliquido. Si vede che tutti questi metodinon possono essere che molto inesatti, eche perciò doveansi abolire in confron-to dell’areometro che misura la densitàdel liquido. Questa densità è vero chevaria colla temperatura; ma si conoscein qual rapporto essa varia. All’ articoloareometro si troveranno tutte le notizieche si possono desiderare a tal propo-sto : il massimo grado dell’ acquaviteè 2 2 ." (a)

(a) In Italia gli areometri non vannomai d’ accordo. Divenute comunissime lebuone bitancie, consiglio i consumatori dinon servirsi più che di esse per conosce-re la quantità di alcoole contenuto in unadati acquivite . Si prende nn tubo di ve-

At.coole

Le acquevili, tranne una piccolissimaquantità di acido acetico, ed il principioaromatico, quasi inseparabile, non so-no, al momento della loro estrazione,che un miscuglio di acqua e di alcoo-le. Ridistillate, producono uno spiritol più concentrato, cui si dà in commer-cio il nome di tre sei , e che segna53° sull’areometro di Cartier, il soloche s’ usi di presente a tale oggetto. Nonsi conoscea anticamente altro mezzo diottenere l’alcoole che ridistillando 1’a-cquavite;ma ora, coi perfezionamentidei nostri lambicchi, si ottiene 1’ alcoolefino dalla prima operazione. Accade fre-quentemente che la cupidigia dei com-mercianti li deiermi ili a fabbricare diper sè le loro acqueviti, allungando lospirito coll' acqua, poiché così rendonoeconomico il trasporto e minori le spese ;ma queste acqueviti non hanno mai il sa-pore piacevole di quelle ottenute colla di-,stillazione immediata del vino. Un palato| ogni poco accostumatovi le distingue al-T istante. Si dà, a questo miscuglio, il co-I loie dell’ acquavite col caramel. Ognu-j no lo aromatizza alla sua maniera per imi-tare il profumo della buona acquavite, ej ne fa un segreto; gli uni vi mettono unipoco d’infusione di thè, gli altri vi ag-giungono un poco di etere acetico, od al-quanto etere nitrico. Trovasi infatti, se-

tro. e vi si versano tooo grani di acquipura : si segna sopra di esso il punto chiarriva l'acqua mediante una pietra focaia.Basta questo tubo a far conoscere esattamen-te la quantità relativa di alcoole nelle acque-vite. Imperciocché non occorre che versar-vi la data acquavite fino al punto segnato,e pesarla esattamente nella bilancia : or sequest'acquavite pesa 900 grani, in luogo dei1000 che ne contiene di acqua, si dirà cheil suo peso specifico è 0.900. Nelle tavolequi appresso trovasi la quantità di acquae di alcoole per ciascun peso specifico delleacqueviti. l^*)