Band 
Tomo I.
Seite
379
JPEG-Download
 

Amalgamatone

in guisa che bisogna prima <li tutto ri-pristinarlo.

Dopo averlo unito con o,io di sa-le marino : s’ incomincia dall' arrostirlofortemente in un fornello di riverbero;si agita quasi continuamente : il solfo sibrucia, i metalli si ossidano, si formanoalcuni solfati metallici e un solfato di so-da. Il cloro del sai marino divenuto li-bero , si porla sull’argento , e produceun cloruro d’argento. Il minerale arro-stito si riduce in polvere finissima ; poisi conduce in botti poste sopra un asseorizzontale le cui doghe hanno 3 polli-ci di grossezza. Si adoprano anche ti-nozze nelle quali gira un mulinello :muovesi il tutto mediante una ruota gi-rata dall’acqua. Sopra ioo libbre di mi-nerale arrostito se ne versano circa 28di acqua , e se ne aggiungono 6 a 7 dipiastre di ferro battuto, della grandezzae della forma d’una scacchiera. Dopoqualche tempo di rotazione, si esaminala consistenza del miscuglio ; è necessa-rio che possa entrarvi un pezzo di le-gno e la pasta non si riunisca : allora siaggiunge di mercurio la metà in pesodella miniera adoprata: si fa girare que-sto miscuglio per 24 ore. 11 ferro de-compone il cloruro d’argento, e a misu-ra che questo metallo è reso libero sicombina col mercurio. Del resto il me-todo è assolutamente lo stesso di quellosuperiormente descritto : soltanto in ve-ce di gettare le acque di lavacro delloschlich , siccome contengono molto solfa-to di soda, si fanno evaporare per otte-ner questo sale. Siffatto metodo, che siattribuisce ad Ignazio de Born, sembraessere stato già usato molto prima ches’introducesse in Sassonia . De Humboldtriferisce che i 5 anni dappoiché cono-scevasi il metodo di Medina al Perù , unminatore peruviano , chiamato Charlosdi Leca, consigliò mescolare piccole pia-

Aihai.gamazioSe 3 7 a

sire di ferro alle polveri metalliche, as-sicurando che, con questo mezzo, si per-devano nove decimi di mercurio di me-no. Nel 1590 , Alonzo Barba , proposel’amalgamazionc a caldo, o per cozione ,in tinozze di rame: questo metodo è tut-tavia impiegato in varie miniere del Mes-sico che abbondano di cloruro d’ argen-to. Sembra che il calore e il moto dell’e-bollizione producano più prontamentel’amalgamazione.

Relativamente al metodo più seguitoal Messico ed al Perù , è forse molto dif-ficile offrire una esatta spiegazione di lut-ti i fenomeni che possono risultare dallariunione di tanti materiali. Tuttavia èassai probabile che tutto riducasi, comein quello di Freyberg, a convertire l’ar-gento in cloruro d’argento, poi decom-porre questo cloruro con un’ altra so-stanza metallica , e determinare così lacombinazione dell’ argento col mercu-rio. I solfuri metallici hanno evidente-mente un doppio oggetto in questa ope-razione: cioè produrre 1’ acido solforico,una parte del quale soltanto viene assor-bita dalle loro proprie basi: mentre l’al-tra, divenuta libera, reagisce sul sai mari-no. Però siccome questa decomposizio-ne accade col concorso dell’umidità: siproduce in questa circostanza acido idro-clorico e non cloro. Ora , quest’ acidoidroclorico non può agire sulle leghe me-talliche che perdendo il suo idrogeno; equesto deve ripristinare da una parte gliossidi contenuti nei solfati, e i metalli ri-pristinati decompongono a vicenda ilcloruro d’argento. L’altr’azione dei sol-furi metallici consiste a mantenere, collaloro decomposizione spontanea, una cer-ta elevazione di temperatura necessariaalla reazione chimica. Riguardo all’utili-tà degli alcali, essa mi sembra risultaredalla loro facoltà di assorbire immedia-tamente gli acidi, e rallentare l’elevazio-