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Tomo VIII.
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MaNINA

si ve'le disegnata a parte (Gg. i G). In asi vede la intaccatura propriamente det-ta, in coi si pone la cartella dell’ orolo-gio; in b il buco in cui deve passare lasite che fissa il braccio sulla manina ; inc, la lesta lavorata col segnatoio della vi-te che dopo esser passata nella scanala-tura che tiene ciascun braccio, va ad in-vitarsi nel fiiede del dente a intaccatura;e in tal modo lo ferma sulla manina alpunto conveniente.

Questo utensile è conosciuto da tuttigli orologiai ; ma ciò che molti non co-noscono, è 1’ ingegnosa idea di Ferdi-nando Bethoud di impiegare questo stru-mento per verificare il moto delle mac-chine fuori della loro cassa, secondo leposizioni, le inclinazioni, o il grado ditemperatura cui si possono esporre.

Per ottenere tutti i movimenti, que-sto abile orologiaio ha fissato questa ma-nina a sfregamento sul suo centro D; di-vise in gradi di circolo la circonfe-renza della manina, in modo che, fa-cendola girar sul suo centro, si pone ilmezzogiorno del quadrante in alto o ab-basso, o in qualunque altra posizione.Un indice F segna l’inclinazione che sidà al mezzogiorno del quadrante . Ilpezzo E,G, che tiene la manina, è mobile al centro del semicircolo I,G,II, opuò girare sul suo centro G, in mododa porre l’orologio orizzontalmente overticalmente o in qualunque altra in-clinazione. Ecco i mezzi di variarne ilcammino rapporto alle posizioni dell’ o-rologio.

Per osservare la temperatura cui è e-sposto l’orologio, l'autore ferma con unavite, sullo zoccolo M che porta lo stru-mento, un piccolo termometro a mercu-rio N ; copre il tutto con una campanadi cristallo, che gli dà la facilità di pro-vare il moto dell’orologio per tutti i gra-di di calore. Quando vuol continuare i

Manico i/Jq

suoi esperimenti per un grado di freddomaggiore di quello dell’ aria, pone iltutto sopra una scodella bucherata, so-stenuta da un vase inferiore; inviluppala campana d’ un piccolo secchio di le-gno senza fondo, d’nn diametro maggio-re di a pollici ( 6 centimetri ) circa diquello della campana, e ne riempie l’in-tervallo con ghiaccio pesto. L’acquaproveniente dalla fusione del ghiacciocade nella scodella, e di là scola nel va-se sottoposto. Si vede quanto comodosia questo slromento, e la sua utilità ènota da gran tempo.

(L)

MANIOC . Sostanza alimentare chetraesi dalle radici d’ un arbusto, I 'jalro-pha manioc, che alligna spontaneo neiclimi tropicali. E' osservabile che dal suc-co lalticinoso di questa pianta, estrema-mente venefico, si estragga una fecolaeh’ è il principale nutrimento dei negri,specialmente alle Antille , ove coltivasil’arbusto a tale oggetto. Le piante giungo-no all’altezza di 7 piedi, e le loro radicihanno la grossezza del braccio ; si mol-tiplicano per barbatelle, e coltivansi neiterreni ben lavorati, distanti 3 a 4 pie-di l’una dall’altra. Crescono prontamen-te in 6 ad 8 mesi. Se ne svelgono leradici a proporzione che occorrono; la-sciandole troppo in terra, divengono du-re e coriacee, ed acquistano una grossez-za di 6 pollici di diametro ed 8 piedi dilunghezza.

Per raccogliere il manioc, si svelle lapianta, se ne lavano le radici, poscia lesi grattugiano, si spremono fortemente,e se ne raccoglie il succo. Questo si pas-sa per uno staccio, e raccogliesl la male-ria che rimane sopra di esso ; la quale,ancor umida, torrefata al fuoco sopra lapiastra di ferro, acquista la forma d’ unasottile focaccia, detta cassava. Abbiamoparlato in quell’ articolo di questa pre-