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Tomo VIII.
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Maniscalco

gela inclinazione lo fa uscire dall’ugna alpunto conveniente.

4 . Far i ferri quanto più leggeri è pos-sibile, secondo i piedi e la grandezza delcavallo. Oltre che i ferri troppo pesantistancano moltissimo il cavallo, essi stiranoi suoi muscoli ed i suoi nervi ; al minimourto contro le pietre, il peso dei ferri faben presto smuovere i chiodi ; e quandoil cavallu s' intacca co 1 più di dietro inquei dinanzi, questi ferri troppo pesantisi staccano, e si perdono mollo spesso.

Un garzone, appoggialo con la schie-na al corpo del cavallo, gli alza il piede,prendendolo sotto la giuntura, e presen-ta all’ operaio che gli sta di faccia il di-sotto del piede quasi orizzontalmente. Ilmaniscalco pareggia il piede coll’incastro,vale a dire leva I' ugna superflua, masenza scavare nei quartieri. Lascia tuttoil piede, come il tallone dei piè dinanziben grosso ; senza Idi che, succedendoche il cavallo si sferri su d’ una strada,spesso accaderebbe che il suo piede sa-rebbe affatto rovinato prima che si ritro-vasse un maniscalco per farlo ferrare dinuovo.

Pareggiato ben il piede, 1’ operaio viadatta un ferro che non lo copra nè trop-po nè poco. Non deve esso poggiare sul-la suola per la larghezza di un dito pertraverso tutto intorno del piede/ esatta-mente sull’ unghia, ed ugualmente dap-pertutto. Quando il ferro è orlato inter-namente, vale a dire, venne ribattuto afreddo sulla bicornia, bisogna aver cura,prima di poggiarlo di levarvi questa or-latura, acciò non poggi sull’ ugna, altri-menti rovinerebbe questa, ed anche ilpiede. L’ ugna intorno al piede non hacha i5 a io millimetri di grossezza.

Quando il ferro è così ben adattato, ilmaniscalco vi conficca alcuni chiodi, elascia poggiare il piede a terra per vede-re se il ferro siede a dovere ; poi poneDii. Tecnol. T. Vili.

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ugualmente tulli i chiodi, avendo curache non escano gli uni più alti deglialtri. Prima di ribadire i chiodi, taglia laparte sagliente della lamina di essi con letanaglie, e con la rosetta 1’ ugna che so-pravanza il ferro quando questo è ri-badito. Poscia, tenendo in mano le tana-glie chiuse, ne pone la testa sotto allapunta d’ ogni chiodo che ha tagliato, ebattendo alcuni colpi sulla capocchia delchiodo, lo ribadisce sull'ugna. Fa in gui-sa che queste ribaditure non risalgano,acciò il cavallo non corra risico di ta-gliarsi.

I muli e gli asini si ferrano come i ca-valli. I ferri dei muli devono essere piùgrossi in punta che al tallone, perchè essilogoransi molto in punta. Si ha F uso diferrare i muli che camminano isolati conferri che risaltano molto intorno al pie-de, e principalmente alla punta che è ri-volta all’insù: ma questo è mal fatto ;se la natura diede al mulo il piede piùpiccolo di quello del cavallo, perchè in-grandirglielo? Questo metodo non pro-duce altro effetto che far che si taglino,stancarli ed azzopparli.

Non abbiamo fatto parola che deiferri ordinari, vale a dire, pei cavalli sanie che hanno il piede ben configurato ; maquando nasce l’opposto, come avvien difrequente, il maniscalco, che dev’ essereanche veterinario, deve preparare i fer-ri in guisa che il cavallo non ne sia in-comodalo, e che le ferite che esso puòavere possansi guarire facilmente: quin-di deve poter supplire nella fabbrica diessi a tuttociò che non abbiamo potutoindicare.

Si cercarono molti vari mezzi di fara meno di chiodi per atlaceare i ferri aipiedi dei cavalli : ne potremmo citaremolli; nessuno però essendo riuscito per-fettamente ci dispenseremo dal parlarne.Ci limiteremo a descrivere un ferro fatto

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