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Tomo VIII.
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MaNNAIA

mente, ingiallisce all’ aria e diviene acre,si procurò, massime quella in lagrime, didepurarla all’ incirca come lo zucchero.La si fa disciorre in pochissima acqua, esi chiarifica la soluzione col metodo soli-to, aggiungendoci un poco di carbone a-nitnale ; poscia se ne fa colare la soluzio-ne concentrata sopra delle canna oveconcretasi in istalattiti. Onesta manna siriconosce dall’ aspetto assai diverso dalnaturale, che non puossi per alcuna gui-sa imitare.

Si trovarono nella manna due diversespecie di zucchero; la prima cristallizza-bile, simile allo zucchero di mele, inca-pace di fermentare, e la si è detto man-nitc. Il secondo al contrario fermenta fa-cilmente; ma non puossi ottenerlo con-creto. Si profittò di queste proprietà op-piaste per separarli l’uno dall’altro. A ta-le oggetto basta disciogliere la manna, efarPe provare la fermentazione spiritosa,come fece Thenard. Evaporando il liquo-re fermentato, si ottiene una sostanza cheridisciglta nell’ alcoole lascia deporre deilunghi aghi bianchi che sono lo zuccherocristallizzabile. L’ acqua-madre forniscecoTl’evaporazione una terza sostanza disapor nauseante ed incristallizzabile, chenon fu bene studiata.

Il Jraxinus ornus non è il solo alberoche produca la manna; se ne raccoglie-va altra volta sulle foglie d’una specie dilarice, (abies larix, L.) conosciuta incommercio col nome di manna di Brian-sone; trovasi in piccoli grani globulosi,biancastii. V’ha pure altri alberi da’ qua-li trasuda uno zucchero simile alla man-na, non peraltro in tanta abbondanza chetorni utile raccorlo.

(R.)

Manna. V. covone.

MANNAIA. Grosso arnese di ferroacciaiato e tagliente da un capo. E piùlargo da questo lato che dal lato oppo-

Mannabese * i55

sto, che è anche più grosso e forato diun buco d’ordinario a trapezio, in cuivi si caccia un manico di legno duro. Lamannaia ha sempre a un di presso la stes-sa forma qualunque sia l’arte in cui siadopera. Questo arnese è usato fn-mollearti industriali.

La mannaia del taglialegne è &ioltogrossa ; dicesi meglio scure.

La mannaia dei tornitori rassomigliaa quella dei bottai, ma è più piccola ; lasua tavola e la sua doccia sono saldateinsieme come nelle scuri.

Il fornaio chiama mannaia a mano unostromento tagliente, largo, di ferro, dilama sottile, e corto di manico, che ado-pera per ispezzare i legni troppo grossi.

Quelli che lavoran l’ardesia chiamanomannaia una specie di martello che ser-ve loro a staccare i pezzi d’ardesia.

Il falegname, il carradore, il cassaio etutti gli artefici che lavorano di legname,adoprano la mannaia per abbozzare i lo-ro lavori.

Quegli che conduce i legni giù pei fiu-mi ha pure la sua mannaia ; è dessa unarnese che ha il suo taglio a due augnature, largo fy a 5 pollici, paralello all’ar-nese ed al manico. Al lato opposto deltaglio vi è una punta larga 6 pollici ; ci1’ adopera per trarre i legni dall’ acqua.Il taglio gli serve a spezzare i legami divinchi che uniscono le zatte. Questo ar-nese è acciaiato come gli altri. (V. zatta.)

La mannaia del bottaio gli serve perdisgrossare le doghe, e per assottigliarele cime dei cerchi nel luogo ove devonoessere legati co’ vinchi. Questa mannaiaè munita d’un manico pesante mollo allacima, per servirle di contrappeso. Que-sto manico rientra al di dentro dal latodell’ operaio al pari della schiena dellamannaia cui è assicurato.

(L.)

* MANNARESE. Strumento da lo-