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Tomo VIII.
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aC8 Merletto

Brusselles,essendosi riconosciuto che ven-devano questi come prodotti della lorofabbrica j ma ne nacque una confusionedall’ uso invalso nel commercio di darespesso il nome di punto a merletto d’In-ghilterra al punto o merletto fabbricatoa Brusselles.

I merletti comuni consumano più ma-teriale dei fini ; così, per esempio, unaauna di merletto da i,5o impiega pero, fr. 2 5 di filo, quando invece per unaauna di merletto a io franchi non neoccorre che o, fr. g5 circa.

Punto d’ Alencon , di Francia o diVenezia . Le particolarità che seguonosopra un ramo d’industria che fa da du-gent' anni la riputazione della città chelo possedè, le dobbiamo allo zelo illumi-nato di Desnos, abile fabbricatore.

Questo genere di merletti godeva gran-de stima un tempo, oggidì è quasi ca-duto in disuso . Venne introdotto inFrancia da Colbert, che anticipò ad unecerta Gilbert d’ Alencon, la somma dii 5o,ooo fr., per fondarvi una manifat-tura, che venne stabilita con patenti del5 agosto 1675, e se ne assicurò la dura-ta con altre lettere del 1 684, che proibi-rono i merletti di Venezia, di Genova edi Fiandra.

Questo punto è diverso da quello diBrusselles ad ago detto impropriamentepunto d'Inghilterra , perchè il fondo diquest'ultimo è fatto in telaio, e il soloricamo con 1’ ago ; laddove nel puntod’ Alencon , il fondo ed il ricamo si fan-no interamente coll' ago, il quale unito apiccole pinzette da speluzzare, sono i so-li utensili di ferro che si adoprino inquesto lavoro.

Questo punto, che esige tre a quattromesi di lavoro, occupò fino a circa 3ooolavoratori, che guadagnavano da ^5 cen-tesimi a un franco il giorno, ed impiega-vano fili da 100 franchi fino al prezzo

Merletto

eccessivo di 1800 franchi . Incomin-ciasi dal tagliare, dall’altezza che si vuoldare al merletto, alcune strisce di perga-mena verde d' un sesto a un quarto diauna, e questa pelle o buccio fa che glioperai del paese diano lo stesso nome alpunto del tutto fabbricato. Questa per-gamena foderasi con due tele e poscia o-gni pezzo deve passare per la mani di i5a 18 operaie, secondo la specie di lavo-ro, vale dire:

Il disegno , la punteggiatura, il segna-re , la tela, la ponitura, 1' inanellatura,la reticella, il ripieno,\\ jondo, le mode,i punti-garza, il punto minuto, il rica-mo, le merlature, lo stacco la commetti-tura, il rassettamento,Vaprimento e mol-te altre secondo il gusto del fabbricatore.

Non parleremo che di questi diciottolavori, ed anche di essi superficialmen-te, essendo molto difficile spiegare i va-ri passaggi d'un ago che appena si vedescorrere fra le mani di quella che lo a-dopra.

Disegno.

S’ incomincia dal disegnare sopra unacarta l’ornato che si vuole imitare ; que-sta carta ponesi sopra una striscia di per-gamena.

Punteggiatura .

Il disegno si punteggia con una spilla,come usasi per calcare, in guisa che ognipunto passi attraverso sino alla tela. Ilfabbricatore conserva questa carta dise-gnata e punteggiata per confrontarla, oc-correndo, col lavoro.

Il segnare.

Finita questa seconda operazione, sifa passare un filo nei buchi della pun-teggiatura, il qual filo serve alle lavora-trici di guida per Gssare i loro punti.