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Tomo VIII.
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Molo

neo alternativo, come indica lo stessoproblema.

II. Cangiare il moto rettilineo continuoin circolare continuo e reciproca -mente.

Il VERRICELLO, il MANUBRIO, le RUOTEDESTATE, la CAPRA, la VITE ETERNA (V.

macchine T. Vili, pag. 67 , e Tav. XXXIIArti meccaniche fig. 17), sono altrettan-ti esempi di questo cangiamento. La madrevite non può scendere sulla vite chegirando •, parimenti nel oiartinello il mo-to circolare del manubrio produce ilmoto rettilineo dellu sega dentata (V.Tav. XXXIV delle Arti meccaniche ,Cg. 3 e 4 ).

11 mudino a vento, le cui ali girano perla pressione dell'aria, le ruote a pale o acasselle, mosse dalla corrente dell acqua,sono soluzioni di questo problema. Uncircolo di carta tagliato a spirale e allun-gata ad elica (fig. 2) e, sospeso ail unasse centrale ab, vicino il tubo d’ unastufa, gira, spinto dalla corrente ascetidente dell'aria riscaldata. Questo giuoconotissimo suggerì 1’idea de girarrostimossi dal fumo che innalzasi nel cammi-no. La danaiue (Tav. XVIII delle Artimeccaniche, fig. 1,2 e 3 ) è un altro e-sempio di questo cangiamento di moto.

Nell’ingegnosa macchina di Cagniard-Latour (Cg. 3 ), si fa girare una vite d’Ar-eliimede C in senso opposto a quelloconveniente a innalzar l’acqua d’un scer-batolo A ; ne risulta che I' aria discendelungo questa vite al fondo a del serbato-io ; e risale lungo il tubo abclef attraver-sando 1 ’ acqua ; quest'aria giunta in J,entra nelle casselle il 1 una ruota immer-sa in un altro serbatoio B, 1 ' acqua delquale è riscaldata ad una temperaturanon minore di j 5 ° centigradi, per cuiacquista uua forza di ascensione, sce-D.z, Tecnol. T. mi.

Moto 4?3

mando considerabilmente di peso spe-cifico. Alcuni ingranaggi che fanno co-municare la vite con la ruuta, stabili-scono un moto perpetuo cagionato dalcalore e che dura finché il calore noncessa : la distanza dell’ orifizio f dallivello dell’acqua in B, dev’ essere mino-re di quella dell' orifizio a dal livello diA. Secondo Carnot, una corda avvoltasull'albero della ruota può innalzare unpeso di 7 -f chilogrammi, con una velo-cità uniforme verticale di 28 millimetrial secondo, servendosi della forza dispo-nibile così creata dal calorico.

In quasi tutte queste applicazioni sesi prende I’ effetto per la causa cioè laresistenza per la potenza sì cangia unmolo circolare continuo in un moto ret-tilìneo contìnuo.

III. Cangiare il movimento rettilineo al-ternativo in circolare alternativo ereciprocamente.

Il Torchio da coniare, il martineelo,la sega dentata, 1 ' archetto (Tav. Ildelle Arti meccaniche, fig. 11) che servea far girare i punteruoli, il fadai.ei.lu-ghammo del bilanciere delle macchine avapore, sono lutti esempi di soluzionidel problema proposto.

Nella fig. 4 AB è una leva che bilica-si intorno un asse C, fissato al semicer-chio DEF. Una coreggia attaccata a'suoidue capi D,F, ha alcuni anelli medianiciquali si può tenderla, e scorre in direzio-ne opposta sui quarti di circolo DF, ED,e avvolgesi quindi sulle pulegge G,K. Ilmoto circolare alternativo comunicatoalla leva AB, cangiasi in rettilineo alter-nativo al punto II della coreggia.

Il trapano (Dg. 5 ) componesi d’unasta AB, che termina in un punteruoloC, che dicesi la saetta Ae\ trapano : unatraversa bb si congiunge alla sommitàCo