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Tomo IX.
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5 a Muta ^

venne a queste tele da Mosul eh’ era illuogo ove si smerciavano. Se ne trae-va anche direttamente dalle Indie Orien-tali ove si fabbricavano ( V. fii.aturadei. cotone ) . Oggidì questo commercioè cessato. Si fabbricano mussoline fi-ne al pari di quelle provenienti dall’ In-die ; a tal effetto basta aver filo dei nu-meri da 100 a i5o, che si filano comu-nemente.

La tessitura delle mussoline richiedeuna cura particolare. Nulla è più facileche il fare tele fitte come i calicò, il cam-brici ma è ben differente per le musso-line, le cui larghe maglie devono essereuguali in tutta la pezza. Bisogna che1’ operaio abbia gran pratica di un tallavoro, o che il suo telaio, sia dispostoin guisa che per ogni filo di trama la telaprogredisca di una data quantità e chela cassa, trovando un ostacolo, le stringatutte del pari ( Y. tessitura ).

( E. M. )

MUTA. I cacciatori danno questo no-ime ad una quantità di cani destinati allacaccia : vi sono mute composte di oltre acento di questi animali. Si procura cheabbiano presso a poco la stessa gran-dezza e la stessa velocità, non poten-dosene sperare vantaggio che quandocacciano insieme e s’ aiutan fra loro. Ogni cane troppo vivace e troppo pigrose ne allontana. Accoppiamenti ben di-retti, ed un conveniente ammaestramen-to, bastano per ottenere belle mute can-giando i cani che non mostrano lo stessoardore degli altri. Stimasi più una mutadi cani tardi che di cani, i quali, pertroppa vivacità, non abbiano tempo diseguire le tracce, e di riunirsi fra loroquando vanno in cere*.

Sarebbe allontanarsi troppo dal no-stro piano il voler farci a spiegare comesi moderi il troppo focp di questi ani-mali, o diasi loro lestezza di movimen-

Mctuo insegnamentoto, esercizio, ec., non che come si gui-di, animi, richiami, ec., la muta.

( Fr. )

* MUTANDE. Piccole brache , ossiaque’ calzoni stretti che si portano «lisotto.

MUTARE I MOSTI. E' Iterazio-ne colla quale si muta la naturale dispo-sizione dei mosti, e in generale di tulli iliquidi zuccherini, per cui si arresta inessi la fermentazione, e non possono piùtrasformarsi in liquori vinosi.

All’ epoca della fabbricazione dellozucchero indigeno, e degli sciloppi diuva, si conservava il succo per tal mezzoinalterato. Prima che il succo fosse in-spessito, vi si versava dell’acido solforo-so o del solfato di calce: queste sostan-ze avide di ossigeno prevengono 1’ ossi-dazione del fermento, e impediscono atal modo eh’ esso reagisca sul principiozuccherino.

Si adoperò lo stesso mezzo per con-servar nelle botti il mosto di pomi, e perprevenire che i vini inacetiscano si suo-le far bruciar nell’interno delle botti al-cuni solfanelli prima che riempirle.

In tutte queste applicazioni sarebbepiù conveniente usare il solfito acido dicalce o di soda perchè se ne possano me-glio regolare gli effetti. Questa sostitu-zione sarebbe anche più convenienteperchè talvolta i solfanelli non ardononelle botti, essendo esse ripiene di acidocarbonico. (P-)

MUTULO.Termine architettonico cheindica una specie di modigi.ioni quadratiche si usano nella cornice dell’ordine do-rico. I mutuli corrispondono ai triglifi chesono al di sotto (V. architettura ). (Fr )MUTUO INSEGNAMENTO. Le artid’ un paese tanto maggiormente si acco-stano alla perfezione quanto più liberi edilluminati ne sono gli abitanti. Gli uo-mini d’ingegno che primeggiano nella