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Tomo IX.
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58 Nastraio

vi è ritenuta da’ piombi o sassi ond’ècaricata, o vi si fissa in qualsivoglia altraguisa. Con le nasse non si prendono chei pesci grossi; i piccoli sfuggono attra-verso i vimini che formano gli spigolidel cono, e che si pongono distanti uncentimetro 1’ uno dall’altro. Questa è lamaniera di non Spopolare i fiumi.

La nassa bavarii altri nomi come ar-nia paniere , bertovello ec. Si fanno pic-cole nasse di giunco per prendere i pe-sci minuti, ed altre molto grandi.

( L)

* Nassa, così chiamarono i farmacisticerte piccole ampollette di vetro tuttechiuse, fuorché in un beccuccio sottileche hanno, nelle quali tengono i liquoriche facilmente svaporano; siccome elisi-ri e simili.

NASTRAIO. Si dà il titolo genericodi nastro , ad un tessuto stretto, assaiVario e per le materie ond’ è fatto, e peicolori, e pegli usi cui serve, di legare,unire od ornare altri tessuti, come vesti,mobiglie, ec. Chiamasi nastraio chi faalcuna delle diverse operazioni necessa-r, e alla fabbricazione dei nastri.

I nastri di lino, di cotone, di lana odi bavella, conosciuti col nome di pado-vani., perchè ebbero origine in Padova ,ed alcuni nastri di seta, sono fatti, concanapa, lino, cotone, lana, bavella o se-ta, ridotti in filo, e lavorati sul telaio adue calcole; di raro sono incrociati; equei che lo sono lavoransi sul telaio aquattro calcole.

II lavoro è differente pei nastri di seta.Oltre a quelli di cui si è parlato, chediconsi nastri lisci e nastri incrociati.sé ne fanno a grana grossa come i pe-dini, i gros de Naples , ec. di rasati ches'incrociano a guisa di un raso, e lavo-ransi allo stesso modo. Ne ne sono an-che di broccati e di vellutati ; in alcunialtri parte della larghezzajsomiglia ad un

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velo, mentre le righe sono rasate brac-cate ed anche vellutate. Questi fabbri-catisi generalmente col telaio alla Jacquartnel quale si è sostituito un altro mec-canismo alle tirelle, telaio di grande uti-lità massime dopo i grandi miglioramentifattivi. ( Tellaio alla jacquart. )

I nastri tutti vellutati lavoransi sultelaio da velluti ( V. questa parola) condue orditi, uno dei quali serve per fareil tessuto della stoffa, e l’altro per for-mare la peluria che forma il velluto.

I nastri non vellutati fuorché in unoo più punti della loro larghezza si fab-bricano sul telaio alla Jacquart, cui siaggiunge ove debbono essere le parlivellutate il secondo ordito per la pelluria.

I nastri variano molto, o per la qua-lità di sete onde son fatti, o per la com-binazione di queste sete, o pei colori,o finalmente per la loro larghezza adat-tata agli usi cui si destinano.

Pei nastri di qualsiasi sorta adoprasiTempre la più bella seta; per l’ordito,che dev’ essere più torlo, usasi l’orsoio,e per la trama il così detto pelo di A-lais. Pei nastri leggeri 1’ ordito è sem-plice, vale a dir, d’ un solo filo ; peglialtri lo si pone a due, tre o quattro dop-pi ec. Quando raddoppiasi il filo del-P ordito, il nastro diviene più forte diquando era semplice, e allorché lo sitriplica ancora di più, ed è in tal manie-ra che si rendono molto più forti deinastri comuni quelli pegli ordini cavalle-reschi.

Vi è pure un’ altra specie di nastridetti nastri galloni , di cui avremo occa-sione di parlar nuovamente all’articolopassamaVaio. Adopransi per orlare le mo-biglie. La loro grossezza deriva dalla liu-teria onde sono lavorali; l’ordito è fati»d’ orsoio comune, e la trama è moltopiù grossa di quella degli altri nastri.

Nun descriveremo il gran telaio da