Olì
sendo impossibile, si pervenisse a sepa-rare I* ulive dal nocciuolo, il maggiornumero dei proprietari certamente se-guirebbero un tal metodo per ottenereun olio migliore il cui maggior prezzocompenserebbe la perdita dell' olio delnocciolo.
Raccolte le ulive, e fattane scelta, sistendono sopra tavolati secchi, e si ri-
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gli altri semi oleosi. Ne tratteremo per-ciò con maggiori particolarità.
Estrazione degli oli.
Tutte le fabbriche di tal fatta debbo-no essere provvedute di apparati indi-spensabili, d'un mulino per frangere ilfrutto e ridurlo in pasta, e d’ uno stret-toio per ispremerne l’olio. Adopransil mescono ogni giorno per far loro perde-due mulini diversi mossi dall’acqua o|re tutta l’acqua di vegetazione soprab-da animali. I mulini ad acqua son rari, 1 bbndante.
non essendovi acqua dovunque ; quelli! Quantunque l’olio di uliva, spremuto,mossi dagli animali si possono stabilire appena raccoltele frutta, sia il miglio-per tutto e sono utili del pari. Macina- re, se ne ottien di buonissimo dalle uliveno meno presto, ma meglio. La rapidità la cui polpa si ramollisca per effetto d’unadel moto delle mole in quelli d’ acqua’leggera fermentazione. In Provenza sinuoce alla macinazione perchè ne allon-! accostuma di conservare le ulive nei gra-tana la materia, e talvolta un mulino nai per i5 giorni, finché abbiano prova-mosso da un cavallo fa la stessa biso-gna in un’ ora quanto un mulino ad a-cqua in un’ ora e mezza.
Sieuve fu il primo a mostrare l’in-jche è un olio preparato e ricercato do-conveniente di frangere nel tempo stesso vunque, è certo che si farebbe allramen-I oliva e il nocciuolo, e mescere 1’ olio te : ed anzi potrebbe dipendere la bontàdi questo ooH’oliu di quella. Niuno può dell’ olio da questo primo grndo di fer-dubilare, per le sperienze da lui esegui-[ mentazione. Bensì è necessario di nonte, che l’olio della polpa, raccolto senzajammucchiare le ulive, come si pratica ai-miscuglio, sarebbe assai superiore di qua- trnve, in luoghi bassi ed umidi, lascian-lità, e si conserverebbe inalterato piùlun- dole per alcuni mesi, nel qual tempo am-gamente. Con tutto ciò questa separa- 1 , muffiscono e si rammollano a segno dizinne non si fa in alcun luogo, attesa lajattaccarsi le ime sopra le altre, colandodifficoltà o I' impossibilità di operare in^un liquido rossastro, e svolgendo mol-grande, mancando a tal uopo un adatto to calore fino a 36° di temperatura,istrumenlo che separi la polpa del noc-j Queste ulive non possono più fornireciucio. Quello proposto dal medesimojche un olio acre di cattivo gusto, pro-Sieuve non corrisponde all’ oggetto che prio soltanto alla follatura delle lane edebbe I’ inventore, per quanto asserisco-no que'che lo sperimentarono : esso agi-sce con tanta imperfezione e lentezzache, non potendosi applicare in piccolo,il proprietario che volesse usarlo rischie-rebbe di perdere le metà del [ricoltoprima che I’ altra metà fosse separata dalnocciuolo. Se, in alcun tempo, non es-
to un principio di fermentazione che nefacilita la spremitura dell’ olio. Se questapratica nuocesse alla bontà del prodotto,
alla fabbricazione dei saponi. Pare chequesto metodo sia preferito per ottener-ne di più e per renderlo più atto a com-binarsi cogli alcali.
Quando le ulive sono ridotte in pa-sta, tanto più facile a spremere quantaè più fina, la si sottomette al torchio,chiusa in sacchi di giunco marino od al-