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Tomo IX.
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lino, e meltesi la pasta in sarchi <li telache si spremono col torchio. 1/ olio chene cola è il più puro; lo si lascia depor-re, o si feltra per carta. Si può ottenere1’olio rimasto nella feccia spremendoladi nuovo, tra piastre di ferro o di stagnoriscaldate nell'acqua bollente. Questo se-condo olio è di qualità inferiore. L’oliodi mandorle dolci, estratto a freddo, haun odore e sapore gradevoli che ricor-dano la mandorla da cui fu tratto ; il suocolore è giallo, non si congela che a 12o 1 5° «opra lo zero, e rancisce facilmente come ogni olio poco congelabile. Sisaponifica il piti di tutti gli oli, dopoquello d’ uliva.

Colla spremitura a freddo rilraesi dal-le mandorle amare e odorose un olio tan-to dolce ed inodoroso quanto quello delle mandorle dolci. Ciò prova che i prin-cipi! amaro e odoroso stanno nel paren-chima della mandorla, e non nell’olio fis-so contenutovi. Per ottenere un olioodorosissimo, basta immergere le man-dorle nell’acqua bollente per iscortec-ciarle, poi seccarle in islufa prima di pe-starle e spremerle- I due principii odo-roso e amaro sembrano essere I’ acidoidrocianico totalmente formato, od alme-no gli elementi di quest’acido, ed unolio acre ed amaro. L’uno e l’altro siottengono stillando le mandorle amarecoll’ acqua. L’olio di mandorle dolci ser-ve a diversi usi farmaceutici.

III. Specie. Olio di faggina. Si traeper espressione dal seme triangolare delfagu syloatica o faggio delle foreste.Quest’ olio è inodoroso di color gialla-stro, di sapore un poco acre quand’ èrecente, il quale perdesi invecchiando:allora diviene un olio gradevole che puòadoperarsi come alimento. Si distruggela sua acredine facendolo bollire al fuo-co ; sarebbe meglio, come consiglia Gui-bourt, farlu bollire coll’acqua. Compone-

si con quest’ olio un sapone baslanfe-mento sodo, ma è preferibile usarlo nel-la preparazione dei saponi molli.

IV. Specie. Olio di coha. Coltivasiabbondantemente nei siti settentrionalila lirassica arvensis o campestri;, daicui semi si ottiene quest 1 olio moltissimousato nell’illuminazione, e per fabbrica-re un sapone molle colla potassa. Perfarlo servire ad uso d’illuminazione lo sispoglia prima della sua mucilaggine. The-nard ci diede il miglior metodo di depu-rarlo che consiste nel mescere due parli-di acido solforico concentrato con inoparli di olio, e agitare il tutto lunga-mente. L’acido si combina colla muri-laggine, e si precipita in fiocchi verdastri.Dopo ciò aggiungesi all’olio dell’acquaper ispogliarlo di tutto l’acido rimasto-vi. Si lascia in quiete per io giorni aduna temperatura alquanto calda, e rac-coltosi l’olio alla superficie si decantain tini, il cui fondo ha moltissimi bacilichiusi con fiocchi di cotone filato : 1’ oliocola pel cotone, ed ottiensi perfettamen-te puro e conveniente all' illuminazione.Questo metodo di depurazione è appli-cabile a tulli gli oli. L’ olio di colza èpoco odoroso, di sapor dolce, giallastro;è pochissimo solubile nell’ alcoule, e di-scioglie il solfo ed il fosforo : si congelaad alcuni gradi sotto Io zero, in piccoliaghi disposti in istelle, che, secondo Che-vrenl, sono la stearina dell’olio unita al-I’ oleina.

La coltivazione del colza è estesissimane' Paesi-Bassi pei vantaggi che se netraggono. Questa pianta vuole una buo-na terra vegetale. Il metodo di coltiva-zione preferibile è quello di seminarla inluglio o trapiantarla in settembre. A taluopo, mentre un uomo fa dei buchi interra alla distanza di 12 a 16 pollici, unfanciullo che lo segue mette in ciascunbuco una sola pianta. Una terza persona