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Tomo IX.
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preme Ja terra sopra le radici e sul fu-sto. Nel luglio seguente i semi maturano ;tagliasi la pianta con una falciuola, e rilet-tesi in piccoli fasci sotto terra a seccare.Quando è secca, la si batte come il fru-mento, ed il seme raccolto e cihrato siconserva sopra de' tavolati coperti ditela fino al momento di spremerlo.

Quando coltivasi il colza come forag-gio si semina in giugno, e tagliansi lefoglie quando gli altri foraggi verdi man-cano al bestiame ; passato il verno se-guente, tagliansi i fusti, ed otliensi unaseconda raccolta di foglie in primavera .Oltre 1’ uso che si fa dell’olio di questisemi, adoprasi la pasta spremuta per ingrassare il bestiame : questa pasta è an-che uno de’migliori ingrassi.

Y. Specie. Olio di navone. La brassi-ca napus , specie vicinissima alla prece-dente, fornisce un olio molto simile aquello per cui lo si confonde in com-mercio. La pianta ne è meno coltivata.

YI. Specie. Olio di senape. Lo siestrae dai semi del sinapis alba et nigra.Quest'olio ha un color giallo e un sa-per dolce come quello di colza : nonpartecipa menomamente dell’acredine cdella proprietà epispatica del senape.Adroprasi in medicina nei dolori nefriti-ci. Se ne fa uso anche in alcune arti.

VII. Sfec ie. Olio di camelina. Trattodal myagrum Sativum : lo si può sostituire agli oli di colza, di navone, ec. :peraltro il suo minor prezzo indica essermeno stimato in commercio. Si assicurache sia preferibile neH’illuminazione per-chè arde con meno fumo. La pianta chelo fornisce cresce prestissimo anche neiterreni mediocri, e si possono farne dueraccolte per anno.

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Vili. Specie. Olio di crescione. Lapianta che lo fornisce coltivasi nei giar-dini , ed è il nasturtium rativum diWentenat. Si trae dal seme un olio dol-cissimo, poco conosciuto ih Francia epoco usato, ma che per altro sembra ,dietro gli sperimenti eseguiti, meritarel’attenzione dei coltivatori per la suaabbondanza e buona qualità.

Tutti questi oli di colza, di navone, elisenapa, di camelina, e di crescione, chesi dicono oli di semi, provengono dapiante della famiglia delle crocifere. Laloro coltivazione e il commercio che sene fa sono quasi esclusivamente circo-scritti in Francia : nei dipartimenti d -lnorte devesi eccettuare il navone checoltivasi anche nei dipartimenti dell' in-terno. L’estrazione di questi oli è facile,e non richiede le cure di quelli d’ulivae di mandorle dolci perchè non si ado-perano come comestibili. Diseccali i se-mi , si portano al mulino; perchè, ri-tardando, dispongonsi a rancidire. Ridot-ti in farina ed in pasta, si chiudono insacchi di tela, si espongono al vaporedell’acqua, o tengonsi immersi nell’acquabollente alcun poco, poi si sottomettonoad una forte pressione tra piastre di fer-ro. Sovente la seconda spremitura si facon piastre quasi roventi che fanno con-trarre all’ olio un’ acredine particolare.Le feccie di questi oli servono d’ingras-so, dopo essere state bene triturate. Nel-le vicinanze di Lilla si preferisce questoingrasso al letame, e costa fino r 2 fran-chi il cento.

Il quadro seguente, descritto da Mat-teo de Loinbasle, offre alcuni precisi ri-sultati relativi alla coltivazione di alcunepiante di cui si tratta.