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meritano maggiore attenzione. Dublancpropose <li aggioogere un poco di acidoacetico negli ultimi lavacri acquosi, affinedi disciogliere più facilmente 1' ultimeporzioni di morfina. A dir vero discio-gliesi anche della narcotina, ma si puòseparamela coi metodi indicati. Egli pu-re consiglia di continuare i lavacri aci-duli finché non precipitino più colla no-ce di galla. Quest'aggiunta di acido sem-brerebbe poco ragionevole se non fossedall’esperienza giustificata, perchè si am-mette con Sertuerner che la morfina esi-ste naturalmente nell’ oppio, comhinatacon un acido in eccesso. Tuttavia è unfatto che gli acidi favoriscono la solubi-lità delle basi organiche, coinè risulta dalmetodo di Henry per 1 ’ estrazione dellachinina. Perciò si conchiuse con moltaprobabilità che queste busi fossero piut-tosto combinate con alcuni corpi resino-si coloranti che le rendono insolubili,per cui occorrono degli acidi forti perdisciorle nell' acqua.
Su questi dati Guillemont di Lionepropose di trattar 1’ oppio immediata-mente coll’alcoole che discioglie tutta lacombinazione naturale della morfina ;poscia aggiungere dell’ ammoniaca olletinture alcooliche, come si pratica colletinture acquose. La morfina si separaUgualmente in cristalli granellosi chedebbonsi purificare. Guillemont assicuracbe questo metodo, descritto nel Giorna-le di farmacia 1828, è più facile e piùeconomico. Noi Io abbiarn ripetuto sen-
trovarci vantaggi cbe meritino darglile preferenza.
Posteriormente Blondeau, altro far-macista di Parigi , propose un metodocome più vantaggioso dei precedenti. EgliGitomene 1’ oppio ad una fermentazio-ne alcoolica, stemperandolo nell’ acquaeddolcita con mele, e aggiungendoci unpoco di lievito di birra in una stanzaDii. Tecnol. T. IX.
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convenientemente riscaldata . SecondoBlondeau distruggonsi a tal modo la piùparte delle sostanze unite alla morfinache ne rendono difficile 1’ estrazione.Terminata la fermentazione si feltra illiquido, si precipita coll’ ammoniaca ; sidiscioglie il precipitato coll’acido muria-tico debole. Si feltra di nuovo e si eva-pora: si fa cristallizzare il muriato dimorfina ; si raccoglie sopra una tela ; sispreme per toglierne le acque-madri ; silava con una piccolissima quantità d’ a-cqua, e spremesi un'altra volta. I lavacrisi uniscono colle acque-madri che si e-vaporano e si cristallizzano. Raccoltotutto il muriato di morfina, si aggiungeun poco di nero d’osso, si fa disciorrea caldo, si feltra e si evapora.
Il muriato cosi ottenuto è bianco, eper ottenere la morfina pura basta di-sciorlo e precipitarlo con un poco diammoniaca.
Questo metodo ha per oggetto di evi-tar 1’ uso dell’ alcoole, ma rimane a sa-pere se 1’ economia sia compensata datutte queste lunghe manipolazioni. Se lafermentazione produce realmente i buo-ni effetti che si dicono, piuttosto chetrasformacela morfina in moriato, si ope-rerebbe più brevemente trattandola col-l’alcoole come si fa col metodo ordinario.
Fu ammesso da molto tempo che ilpapavero coltivato in Francia per Spre-merne l’olio de’semi non contenga sen-sibilmente morfina, od almeno ve n’abbiasi poca che I’ estrazione sarebbe inutile.Tilloy, farmacista di Dijon , indicò unmetodo col quale si può estrar la mor-fina dalle capsule di questo papavero inquantità maggiore che non si supponeva,a segno che sarebbe preferibile estrarlada esse anziché dall’ oppio.
Si comincia dal fare un estratto acquo-so, e lo si tratta coll’ alcoole il quale nediscioglie soltanto uno parte ; si decanta
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