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delle forme, la ricchezza delle parli, laperfetta cesellatura, finalmente l'armoniadell’insieme.
Tutti sanno che nelle grandi manifat-ture ogni operaio ha il suo lavoro dalquale mai si toglie ; è questa la manieradi giungere alla perfezione, economizzan-do la mano d'opera. Ben si comprendeche un operaio occupato di continuo del-lo stesso lavoro lo fa meglio e molto piùdestramente, di quello che dovesse cangiarne ad ogni tratto. Chi si dedica adun solo lavoro , studia naturalmenteogni via di abbreviarlo , inventa uten-sili per farlo più esatto , lavora piùpezzi ad un tratto, nè passa ad un’altraoperazione che dopo aver ridotto tutti ipezzi che tiene allo stesso punto ; risparmia quindi il tempo necessario perandare e venire in cerca d'utensìli , ein tutto quello che occorre per questocangiamento d’operazione. I fabbricato-ri illuminati hanno ben conosciuto l’im-menso vantaggio che vi ha nel dividerele operazioni, nè danno ad ogni operaioche una sola occupazione. L’operaio me-desimo, pel suo proprio interesse, evitadi cangiare lavoro, nè vi si risolve che astento , quando quello cui erasi datonon gli offre sufficiente compenso.
Nessun’arte presenta un sì gran nu-mero di divisioni come l’oreficeria. Omet-tendo di parlare del minutiere , del gio-ielliere e dell'incastonatore , di cui altro-ve si è discorso, Yorejice propriamen-te detto e il grossiere principalmente,fabbricano tanti e sì diversi oggetti, o-gnuno dei quali occupa un certo numerodi operai particolari, massime nelle gran-di fabbriche, che difficile sarebbe l’anno-verarli.
Ninno certo si attende di trovar quiun trattato compiuto d’oreficeria; un bengrosso volume fornito di mollissime ta-vole sarebbe appena bastante, nè i limili
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del nostro piano rei permetterebbero. Cilimiteremo a dare alcuni esempii, cheporranno il lettore nel coso di giudicardel lavoro che domanda ogni oggetto.
Prendiamo prima ad esaminare la fab-bricazione del vasellame piatto ; giacchéle zuppiere si fanno alla stessa foggia,nè variano che per la grandezza e laforma.
L’operaio prende la quantità d’argen-j to in verga che crede necessaria, e la ri-duce in piastre presso a poco della con-veniente grandezza , e lo spedisce allazecca per farlo bollare. Questa precau-zione è indispensabile per evitare la mul-ta ed il sequestro cui soggiacerebbe l’o-refice se si rinvenisse nella sua officinaun pezzo incominciato senza essere bol-lato.
Ciò fatto, si riduce a martello la pia-stra della grandezza e della figura volu-ta ; quindi vi si salda intorno intornol’ornato che si vuole. Questo si fa solcastelletto, mediante uno strumento chefa le veci di filiera, e dicesi scatola datrafila. E’ dessa formata d’una massacubica di ferro, in cui si sono fatte leaperture necessarie pel lavoro, e per in-trodurvi le palle da intagli. Il fondo diquesta scatola su cui poggiano le palle euna forte piastra di acciaio temperato eben pulito. Anche le palle da intagli so-no d’acciaio temperato e polito. Su diesse sono intagliati i varj ornati onde sipuò abbisognare, sono fissate nella sca-tola al luogo conveniente con due fortiviti che le comprimono contro la piastrad’acciaio liscia e pulita.
Dopo che Tornalo venne passalo perla trafila ( Y. questa parola) lo si piegasul piatto dietro il disegno che serve dimodello, e lo si salda intorno al p ialt0con saldatura al quarto.
Gli orefici hanno quattro sorta di sal-dature per l’argento; le distinguono coi