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Tomo IX.
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Orefice

seguenti nomi, all’ ottavo , al sesto , alquarto ed al terzo; quest’ullima è la piùdebole. Indicano col nome di saldaturaall' ottavo una lega d' un ottavo di ramecon sette ottavi di argento fino ; la salda-tura al sesto è quella che contiene un se-sto di rame su cinque sesti di argento, ec.Quanto pivi rame contiene la saldaturatanto più facilmente si fonde. Gli oreficine hanno di varie sorta per agevolare illavoro. Dovendo saldare in un pezzo va-rie parli, le une dopo le altre, comincia-no adoperando per le prime la saldaturadell'ottavo, per le seconde quella al se-sto ; per le terze quella al quarto ; e, sene hanuo ancora, impiegano quella alterzo. In tal guisa non corrono il rischiodi vedere le prime muoversi, o dissal-darsi quando attaccano le altre. Indiche-remo in appresso le saldature che ado-perano per I' oro.

Dopo saldato l’ornato, sbavasi il piat-to, cioè levasi dall’orlo con la lima tuttoquello che sopravanza gli ornati, e lol-gonsi col bulino le gocce di saldatura chelessero scorse sull’ orlo interno del piat-to. Poi mandasi tosto allo spianatore.

Prima cura di questo è farvi il cor-done con martelli sopra tassi, gli uni egli altri bruniti. Il cordone è quella par-te di materia che cinge 1’ ornalo all’ in-o

terno del piatto. E' un filo a scarpa pa-stello all’ ornato.

Lo spianatore ritorna il suo lavorotdl orefice che accomoda l'ornato conLuiini, scalpelli, ec. Dopo ciò conse-goa il piatto alla pulii l ice che puliscetornato, prima con pietra da polire, indiCon pomice macinata ad olio e piezzuoli*l'legno.Asciugato bene il lavoro con pan-cini, lo finisce con pietra pomice, stem-peiata in acquavite, che vi passa soprastrofinando con forza con una spazzo-lo) o con una pelle di camoscio inzupP a la di questa specie di pasta.

Orefice iq5

Dopo la pulitrice, lo spianatore vi dà1 ’ ultima mano. Forma il fondo stabilen-do la profondità del piatto, nè adoperaaltri stromenli che il tasso ed il martellopoliti destinati a quest'uso. L’argentospianato è più lucente che se fosse statopolito.

Citeremo ad esempio la fabbricazionedel vasellame a piedestallo. L 1 chiaroquesti oggetti non si poter fare che conl'unione di molti pezzi che si saldano in-sieme, e che, così riuniti, rappresentanociò che si vuole. Tutti i pezzi lavoransisepBi utamente ; e si torniscono quelli chesi può. L’ artefice stozza ogni qualvoltaè da lui, ad oggetto di farvi il meno disaldature (V. cai.deraio).

Senza entrar nei minuti particolari diesecuzione di tali capilavori dell’ arte,per dare una idea della loro complica-zione e del bell’ effetto che presentano,citeremo una bella fontana da tè, che fuesposta a Parigi al Louvre nel 1827,eseguita nelle officine di Cahier, orificedel re di Francia .

Questa fontana in figura di vase anti-co è alta circa un metro, compresovi ilgran piatto su cui è posto il vase. I ma-nichi sono fanciulli alati e montati so-pra il capo di deità fluviali, lenenti intesta alcuni panieri di fiori dai quali sor-gono de’ serpenti intrecciati che si uni-scono alla parte superiore e le servonodi finimento. Sul coperchio vi è una pic-cola figura che rappresenta un geniomarino in ginocchio che suona la lira.La figura in basso-rilievo sul corpo delvase rappresenta Esculapio seduto so-pra un cavallo marino. Abbasso vi è sal-dala una chiave per la quale versasi il tènella tazza che ponesi in una coppa so-stenuta con ambo le mani sopra il capoda una donna raffigurata sedente soprala chiave. Due fanciulli alati, seduti alla-to la donna, accennano col dito lo zuc-