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Tomo IX.
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128 Pei.scake

pratica all’incirca come la precedente,ma con un coltello molto bene affilalo, iquale ha due manichi che l’operaio pren-de con ambe le mani, e fa scorrere sututta la superficie della pelle, di alto iubasso, tenendolo molto inclinato. A talmodo, senza danneggiare la pelle, si tugono tutte le parti carnose lasciate dalmacellaio; nel tempo stesso assottigliansi le parti troppo grosse, affinchè la pelliriesca all'incirca dovunque della stessagrossezza. Questa operazione richiede unalunga pratica. La parte della pelle ovetrovasi il pelo dicesi fiore , e la parteopposta carne , tecniche denominazionidelle quali dovremo far uso. Dopo ladepilazione e lo scarnamento, lavansi lepelli a grand’acqua. Rimane di gonfiarleper disporle al tannaggìo, che è l’operazione più importante cui sono tutte lealtre rivolte.

Le operazioni precedenti si fanno sot-to una tettoia in vicinanza di un fiume .Nel caso che manchi tale comodità sihanno degli ampii tini ripieni di acqua,ne'quali si fanno tutte le operazioni.

Per gonfiare le pelli, e preparamelealle concia , v' ha quattro maniere diverse: i,° La calce; a. 0 l’orzo; 3.°la fermentazione; 4-° l’azione dell'acidosolforico.

Preparazione colla calce.

Per questo metodo adopransi tini dilegno cerchiati di ferro, di 5 piedi didiametro e 4 di profondità ; ve n’ha 3,4 o 5 all'uopo . Si distinguono in tresorta : il morto, il debole , il forte. ì\ mor-to è quello, che avendo servito più vol-te, la calce ha perduto quasi ogni cau-sticità ; il debole è quello che, avendoalcune volte servito, vi si trova la calcein parte ancor caustica : il forte è quelloche, mai adoperato, è lotalme«te causti-

Pbi.aczsf.

co , Questi tini svolgono una grandequantità di ammoniaca, massime in esta-te ; il morto più degli altri, perchè aven-do servito assai volte contiene maggiorquantità di materia animale : allora nonè più buono alla depilazione, lo si vuotae si rinnova del tutto. Per la prepara-zione d'uno di questi tini, prendesi unostaio di calce viva per dieci pelli in untino: si estingue la calce al solito ba-gnandola con poca acqua, poscia la sidistempera, e la si rimesce ben bene, ilche si ripete ogni volta che vi si immer-gono le pelli. Riempiesi finalmente il li-no d’acqua.

Allorché le pelli che si lavorano conquesto metodo soggiornarono nel tinomorto quanto basta perchè il pelo sistacchi, si procede alla depilazione comeabbiamo indicato: poscia si immergonoper due mesi in un altro tino men de-bole, altri quattro in uno più forte, eancor quattro in uno totalmente causti-co, operazioni che durano un anno in-tero eh è il tempo necessario perchè ilcorpo della pelle sia ben gonfiato. Duran-te questo tfcmpo si traggono I* pelli, simettono a sgocciolare sugli orli dei tino,si rimesce fortemente la calce, e si som-mergono di nuovo. Questo metodo digonfiamento non conviene che pei cuoipiù forti da suole, e nè meno per que-sto esso viene moi usalo, fuorché da al-cuni pelacani di Normandia . Si continuaper altro a servirsi della calce per la de-pilazione dei cuoi, alla quale basta circaun mese, più o meno. Della depilazionee scarnificazione abbiamo già parlato su-periormente, e indicato il coltello senzataglio che adoprasi in questa, e il coltel-lo affilato che usasi in quella : indichere-mo soltanto che bisogna spremerle forte-mente per separarne tutta la calce , epigiarle per ammollirle. Le pelli sottilidopo quest'azione dell’acqua di calce,