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Tomo IX.
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43o Pelacani!

una libbra e mezza di sale sopra una me-tà delle pelli, e poi si ricuopre coll’altrametà, e la si piega in quadrato. A talmodo si mettono tutte in mucchio le unesopra le altre, lasciansi per tre o quattrogiorni, nel qual tempo il sale penetra lacarne, e poi si rivolgono e piegano insenso contrario : sviluppasi una leggerafermentazione accompagnata di calore,per effetto dalla quale il pelo si stacca.Nel secondo caso, si sospendono le pelli,come dicemmo, in una stufa un pocoriscaldata. A tal uopo si ammassa sulsuolo, verso il mezzo, alquanta vallunea,residuo della concia , e la si accende ;quando la combustione è bene avanzata,l'icuopresi con altra vallonèa, e se ne faun mucchio, il quale continua a bruciarlentamente senza fiamma, e diffondendomolto fumo che si ritiene nella stufachiudendone la porta. Si lasciano le pel-li in tal situazione finché il pelo facil-mente si stacchi. Allora si passano lepelli sul cavalletto per depilarle, opera-zione che in tal caso richiede particolariprecauzioni ad evitar che si alterili".Indi si portano al iiume per rammollir-le, e disporle al gonfiamento ed alla con-cia in un modo o nell* altro.

La corteccia di quercia o vallonèa inpolvere, che ha servito alla concia dellepelli, è quasi totalmente spoglia di tanno, serve a dare altre macerazioni. A tale oggetto se ne riempie un tino, e vi siversa dell’acqua; la quale, dopo avervisoggiornato qualche tempo, si spilla perun buco praticalo nel fondo : quest’ a-cqua si travasa sopra la stessa materiafinché si giudica abbastanza carica. Esi-ste un altro metodo di preparare questemacerazioni. Mettesi nella fossa medesi-ma che serve a stendere i cuoi, come diremo, una cassa di quattro tavole inchio-dale insieme, aperta sotto e sopra, lungaquanto è profonda la fossa: poi si riem-

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pie la fossa stessa di questa materia so->pra la quale si versa una certa quantitàdi acqua. Questo liquido, attraversandola materia, discioglie quanto v' ha di so-lubile, cola verso il fondo, ed occupa lospazio interno della cassa : finalmente sipone nella cassa una piccola tromba por-tatile, il cui tubo di espirazione immer-ge fino nel fondo, col qual metodo s’ in-nalza 1 ’ acqua macerata , e la si riversasopra la materia per caricarla vieppiù.Ottiensi con tale macerazione un' acquachiara di color rosso, di sapor acre, peruna piccola quantità d’ acido acetico svi-luppatosi. Questo liquido puro si mesceprima con 7 volle, poi con 5, 4, 3 e C0 ‘sì di seguito, in guisa di formarne 8 tinidiversi nei quali si immergono le pelligià ben disposte e preparate, comincian-do dal più debole, e terminando dal li-quido senz’ acqua. Ciascuna di questeimmersioni è di a5 a 5o giorni, per cuila concia dura da 7 a 8 mesi : ogni gior-no, mattina e sera, si tolgono le pelli , esi lasciano sgocciolare per tre ore, poi siimmergono di nuovo. Si potrebbe sor-prendersi di veder produrre questa lun-ga infusione nelle pelli un effetto total-mente opposto a quel che produce lavallonèa nuova : ciò è a dire ne rilassale fibre, invece di ristringerle e renderlepiù solide ; ma bisogna riflèttere che inquesto caso i principìi della cortecciasoggiacquero ad una vera fermentazioneacida, e perdettero tutto il tanno conte-nutovi.

Dopo il lavoro negli otto tini, che util-mente potrebbonsi portare aio, comin-ciando a diluire il primo con 9 parli d a-cqua, anzi che con 7 , le pelli si sotto-mettono ad un’ ultima infusione, che di-cesi rossa, preparata con vallonèa •nuo-va, nella quale s’ immergono per dar lo-ro la tintura. Tre o quattro giorni ba-Islano perchè acquistino , massime alla