44# Pknmu.o
Irò di mediazione. L’unione delle parlidel sistema fa ch’ssercitioo una azionescambievole, la quale altera la velocitàche ciascuna prenderebbe se fosse isola-ta. Quella delle une è accresciuta a spesedi quella delle altre: e si stabilisce effet-tivamente un moto generale e determi-nato; di maniera ebe la durata delle oscillazioni è una conseguenza della situa-zione fisica delle parti. Facilmente pos-siamo rappresentarci uu pendulo sempli-ce di tale lunghezza che la durata delleoscillazioni fosse esattamente la stessa co-me è quella del nostro pendulo compo-sto : quello sarebbe sìncrona con que-sto. Da ciò si trae la conoscenza della situazione del punto del corpo che muoVesi come fosse libero, il qual punto è ilcentro di oscillazione del pendulo com-posto.
Non potremmo, senza ricorrere a teo-riche algebriche assai complicate, dar leformule stabilite per trovare il centro dioscillazione nei corpi. Dovremo quindilimitarci ad esporre alcune tra le pro-prietà di questo punto.
Il centro di oscillatone ed il puntodi sospensione di un corpo , sono reci-proci Timo dell'altro ; vale adire, facen-do oscillare un corpo qualunque, e cono-scendo il luogo che occupa il suo centrodi oscillazione, trasportando l’asse di ro-tazione in questo punto, la durata del-l'oscillazioae non sarà cangiata.
Per trovare la lunghezza del pendaloa secondi in un luogo , sp opera comesegue.
Sospeudesi a un filo di metallo finis-simo una sfera di platino ; siccome que-sta materia è estremamente densa, la re-sistenza dell’aria agisce meno per dimi-nuirne la corsa dell’oscillazione. Misura-si una lunghezza conosciuta del filo, ela si pesa, per conoscere il peso di qua-lunque altra lunghezza dello slesso filo,
Pesdc/.o
e in conseguenza di quella che deve ser-vire nell’esperimento. Si misura anche ildiametro della sfera di platino, e se ne de-termina il peso : si attacca il filo alla sfera,mediante una calotta metallica, lavorata sìdiligentemente sullo stesso raggio che ba-sta una goccia di olio per attaccarla : ilfilo è unito alla calotta con una vite at-taccata nel mezzo. Questi dati bastano aconoscere col calcolo la posizione delcentro di oscillazione di questo sistema.Quindi il nostro corpo è ridotto, col cal-colo, ad un pendulo semplice di lunghez-za determinata. Rimane contare il nume-ro delle oscillazioni ch’esso fa in un datotempo, un’ora ad esempio.
Abbiasi un orologio il cui moto siaconosciuto astronomicamente. Si incolle-rà nel mezzo della sua lente un ueo dicarta bianca, e si esporrà il pendulo dasperimentarsi in guisa che essendo inquiete, e cosi anche la lente del pendulo,veduti ad una distanza con un cannoc-chiale stabile, apparisca il filo tagliare ilueo nel centro . Si mettono in muto idue orulogi insieme. Le osculazioni pre-sto discorderanno. Partendo da un istan-te in cui idue penduli, andando nel ver-so medesimo, si vedrà il filo cuoprire ilcentro del ueo, si conterà il tempo ili cuil’orologio servirà a valutar la durata. Sic-come le oscillazioni dei due corpi suppon-gonsi all’incirca uguali, come otliensi fa-cilmente dando al filo una lunghezza con-veniente, dopo alcuni minuti ricompariràla coincidenza, ei penduli allora andran-no in versi contrarj.
Supponiamo, ad esempio, essersi os-servato che in 15 ^ oppure goo w dell’oro-logio, il pendulo abbia percorse 901 0-scillazioni : questo risultato non dovràsoddisfare, ma si riguarderà solamentecome prossimo : si avrà una misurapiù esatta di questi movimenti, lascian-do continuare le oscillazioni , poiché