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Tomo IX.
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lu pelle, la ti tienile di nuovo girando lecavicchie; al qual modo riesce di migliorqualità la pergamena.

Quando è perfettamente secca, se netoglie la calce strofinandola con una pel-le d’ agnello ; ma in tutti i casi convieubadare di non intaccar la pelle, perchèpiù non servirebbe alla scrittura. Sarebbepreferibile non far uso di calce, e i buoni fabbricatori non ne adoperano.

Tagliasi la pelle tutta all’ intorno, vicino agli spaghi più eh’ è possibile. Iotale stato può adoperarsi in certi usi.Avviene sovente che, prima di staccarela pelle dal telaio, la si trova grassa, percui sarebbe impossibile adoperarla ascrivere. Allora I’ operaio la stacca sen-za tagliarla, e la scarna dovunque è ne-cessario : la mette nell’ acqua per piùgiorni, poscia la stende di nuovo comeprima.

La pergamena comune venne par-ticolarmente lavorata per renderla intutte le parti di uguale spessezza. Questolavoro si fa con un ferro tagliente, cheha la forma del ferro da scarnare, ma èpiù grosso, più largo e più affilato. Nella fig. 1 3 si veggono rappresentati Iri-di questi ferri. L' operaio lo tiene diversamente secondo che trova più comodoal lavoro. La lamina spesso si affila, oc-correndo che sia molto tagliente.

Stendesi la. pergamena sopra un telaiosimile al già descritto, adoperando sol-tanto degli spaghi che si fanno entrarenei buchi della stessa pergamena, ed inquelli del telaio medesimo. Sovente, sten-desi prima sotto di e9sa una pelle di vi-tello fortemente tesa sul telaio, sopra laquale poggia la pergamena.

Questa si attacca in tal caso verso lacima ; poi con un ferro tagliente tolgonsitutte le maggiori ineguaglianze : indi lostesso ferro che si fa agire obliquamen-te, di alto in basso, e da dritta a sinistra,

Peroisif.xa

raschia da per tutto all’ uopo. D’ ordi-nario quest’ operazione non abbisognache dalla parte dei fiore, e la pelle di-verrebbe troppo sottile facendola d’am-be le parti.

Malgrado ogni diligenza, rimangonosempre sulla pelle delle inuguagliauze,delle durezze, delle parti untuose, a to-glier le quali occorre P azione della pie-tra pomice. Si sceglie la pomice bianca,di' è lo più fina e più dolce, la quale sipulisce sopra una pietra.

Quest’ operazione si fa sopra un ta-volino rappresentato nella fig. 5, guernilodi cuscinetti su cui si mette la pergame-na, affinchè la pomice agisca meglio sututta la superficie di essa. Si fa agire lapomice dalla parte del fiore, mentre quel-la della carne ne abbisogna di rado. Fad’uopo avere una grande attenzione nellascelta delle pomici, perchè dipende daessa ottenere una pergamena dolce e uni-foroie, com'è la bella velina di Strasbur-go , adattata al disegno ed alla pittura.

Avviene talvolta che rimanga la per-gamena in qualche luogo forata. Questipiccoli buchi si otturano con pezzetti dipergamena che riescono invisibili, quan-do si sappia far destramente. A tale og-getto assottigliansi i buchi sugli orli ; sitaglia in una pergamena della stessa gros-sezza un pezzetto maggiore del buco ilitutta la grandezza dell’ augnatura fattasull' orlo medesimo : si fa una simile au-gnatura all’ orlo del pezzetto di quellada incollarsi : s’ incollano le due augna-ture I’ una sopra 1’ altra con gomma ili-sciolta nell’ aequa. Applicati i due pezzi1’ uno sopra 1’ altro, e strofinando forte-mente eolia testa di un martello liscio, siuniscono insieme battendoli a piccoli col-pi : si lascia ben seccare, e si assoggettala pomice occorrendo. Questi pezzetti èraro che si distacchino per I’umidità.

Le pelli di tamburo, dei timballi, dei