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Tomo IX.
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PERO

* PERLAGIONE. Quel luiliu della

perla che dà uel \ermiglio cangiante.

PERNIO o PERNO. Pillila di metal-lo su cui si può far girare un corpo dicui essa regge i! peso. Talvolta invece èil pernio che gira in un pezzo incavato ;

Pero

minugione de* 1 granelli; i rampolli « lemargone non hanno tale durata da po-tersi adoperare con l>u<<n<« t iu»- ita ; quin-di le varietà ottenute non si conservano(he cogli innesti. Quelli che si fanno so-pra peri salvatici sono vigorusi, di lunga

cosi, a cagione d'esempio, P imposta | durata, ed assai fecondi ; ma non dannod' una porla si apre e si chiude laceri-1frutta che assai tardi (a circa vent' anni),dola girare sopra un pernio di ferro so-je le pera riescono meno saporite. I pe-stenulo da unarulla o bronzina. Ghoro-jri s'innestano principalmente sul coto-logiai chiamano perni le punte d' acciaio 1 gno, nel (piai caso danno frutta assaisu cui giran le ruote. (Fr.) 'presto; ma rimangono bussi. Gl'innesti

* Pernio, è pure quel ferro o legno sui peri di semina danno begli alberiritondo oiizzontale sopra il quale si reg- d'alto fusto, che gettano radici profonde,,gono le cose che si volgono in giro. ;e vogliono terreni pingui e di buon fon-

* Perno. Pezzo tondo di ferro di unajdo. I peri che si riducono in ispaltiere,

certa grossezza, il quale quando è a vite siepi e simili, innestatisi sul cotogno, poi-si dice chiavarda. chè se ne regola meglio la forma, e le

* Perno. Quel pezzuole» tondo d 1 acciaio, o d' ottone, ad uso di fermare lecartelle d’un orinolo ai colonnini, o qual-siasi altro pezzo simile.

* Perso di legno , chiamano i cassaiquelle punte che servono per collegarele diverse parti della cassa.

* Perso, dieesi pure quel legno o me-tallo che gli architetti ficcano fra V uno eP altro pezzo di p etra per più ferma-mente stabilire ii pesamento di alcunemembra d’ architettura. Gli scultorine servono altresì per unire insieme lemembra rotte delle statue.

PERO. Albero indigeno, che si colti-va per le ottime sue frutta, che sono l'or-namento delle mense, e le cui copiosevarietà durano buona parte dell anno.Vari paesi coltivano il pero per farneuna bevanda fermentata che dicesi Sidi odi pera . La descrizione di tali varie-tà è Rifatto estranea a quest' opera ; cilimiteremo ad esporre alcuni principiagenerali sulla coltivazione di questo utilevegetabile.

Nessuna delle cinquecento e più va-

frutta riescono più belle ; questi nou pi-gliati bene che in terre fertili, leggere edun po' umide ; la siccità nuoce loro mol-tissimo. L' esposizione ài aorte è per essibuonissima.

Seminatisi in autunno o in primaverai granelli del pero sopra aiuole riparalee ben rivoltale ; copronsi d’ un pollicedi terra, e d" un po’ di stVauie. In maggiospunta la pianticella ; la si rincalza, e, seoccorre, la si innaiìia. L’ anno seguente oquello dopo, levasi questa piatita ; si get-tano quelle spinose o riuscite male ; sitrapianta, e, circa I* autunno seguente,s' innesta a scudo, per ottenere peri diaria aperta. In generale, quando si vo-gliono begli alberi e buone frutta, si de-vono preterire i peri innestati su altriperì nati di semina, ad onta del tardoloro prodotto.

I peri si riducono della forma che sivedono ne* giardini colia tosatura. Die-tro le regole dell' arte si devono lasciaremolto lunghi quelli che sono vigorosi etardano a dare frutta, e all' opposto sitagliano corti quelli che sono deboli e

rietà del pero può riprodursi con la se- i troppo fecondi. Per le spalliere si devo