Scafandro
inventato molto prima di quello della da-ma, così la piccola tavoletta ricevette ilnome dal primo ; ha G4 quadrelli, 3 a deiquali son bianchi e gli altri 3 a neri, dis-posti come or ora indicheremo. Quandos" imaginò il giuoco di dama, si adottòper esso la stessa tavoletta cui si man-tenne il nome di scacchiere.
Per farvi i quadrelli dividonsi in ottoparti uguali, i due Iati adiacenti del qua-drato su cui si vuol fare lo scacchiere ;segnansi per tutti i punti di divisione li-nee paralelle a cadaun lato. Con questaprima operazione si ottengono 64 qua-drelli ; copronsi coll’ordine seguente, an-dando da manca a destra ; prima linea unbianco, un nero, e così di seguito ; se-conda linea un nero, un bianco, ec. ; laterza linea come la prima, la quarta co-me la seconda, e così di seguito fino a chesia coperto tutto lo scacchiere. Vi sono24 pedine, 12 bianche eia nere.
I pezzi che si adoperano pegli scacchihanno forme affatto diverse.
Pel giuoco della dama alla polacca,ogni lato dello scacchiere è diviso in die-ci parti uguali si che hanno cento qua-drelli alternati bianchi e neri.
Giuocasi pure con pedine degli stessicolori. Questo scacchiere non può servi-re nè pegli scacchi, nè per la dama allafrancese. (L.)
' * SCACCHINO. Difetto del panno inque’ luoghi dove il tratto del ripieno pas-sa sotto o sopra certi fili dell 1 ordito ;chiamasi anche trapassetto.
* SCACCIAPENSIERI. V. ribeba.
SCACCIATA, dicono i battilori la
carta pecora, in cui pongono 1’ oro perbatterlo.
* SCACCO. Difetto nel panno che na-sce da mancanza di fili nell’ ordito.
SCAFANDRO. Il corpo degli uominie quello degli animali hanno un peso spe-cifico quasi uguale a quello dell’acqua e
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stanno a galla facilmente ; ma il centro digravità della nostra massa, dando al cor-po umano la posizione verticale, la boccaed il naso restano sommersi, nè si trovaa fior d’acqua che la parte superiore delcapo. Tale è la sua situazione di stabili-tà, si che gli organi della respirazionenon potendo più fare le loro funzioni, ènecessario aiutarsi con alcuni movimentiper ricondurre allo scoperto le aperturedi questi organi il che forma 1’ arte delnuoto. Per tener la bocca fuori dell’ a-cqua per corti intervalli non occorre granforza muscolare. Il volume del capo uma-no è di circa 2 a 3 decimetri cubici : seil peso del capo fosse alleggerito di circa2 chilogrammi la testa galleggerebbe af-fatto fuori dell’ acqua. Questa è la forzache deve far il nuotatore per levar la te-sta dall’ acqua.
Ma oltre al pronto stancarsi delle mem-bra del nuotatore, pel faticoso loro movi-mento, l’agitazione dei flutti, e l’inquietu-dine morale che cagiona la vista del perico-lo, condussero a studiare alcuni mezzi distare a galla e di salvezza che permettes-sero al nuotatore di essere superiore allecircostanze fisiche in cui si trova, e an-che facessero che si potesse star a gallasenza saper nuotare. Gli apparati a ciòpropri!, diconsi scafandri , e se ne ima-ginarono di varie sorta. L’ abate de laChapelle propose 1 ’ uso del soveho chefoggiava a corazza o corsaletto, e gliesperimenti ne provarono l’utilità (V. ilTrattato dello Scafandro, dell’abate de laChapelle ).
Si è pure fatto un vestito di doppiatela impermeabile che si empiva d’ aria ;questo appaiato era menò d’impiccioche quello di sovero, ma si logoravaprontamente e lasciava sfuggir 1 aria, sìche dopo breve tempo non era più buo-no a nulla. Bastando una forza di 2 chi-logrammi per sostenere fuori dall’ acqua