Stoviglie
nor numero di punti eh’ è possibile,. esulle parti che hanno minor superficie .In questi punti di contatto si attaccanoper la vernice e ne risultano quei segniove essa manca come vedesi comune-mente in tutte le pentole.
Distinguonsi due tempi di cottura.
Il primo o piccolo fuoco che si fa aParigi con rami di quercia sbucciati. Ilfuoco dura circa la ore.
Il gran fuoco va sempre aumentan-do rapidamente, e si fa con legna lungafessa e ridotta in sottili fuscelli che get-tansi nel focolare in quantità sempremaggiore : quando la legna è bene acce-sa, si solleva con una specie di forca, esi applica contro il volto del focolare .Svolgesi una gran massa di fiamme e difumo, che in parte esce da un’apertu-ra praticata alla sommità della porta dellaboratorio inferiore.
Tali sono le principali operazioni perla fabbricazione della stoviglia comune aParigi .
In altri luoghi si rimarcano alcune dif-ferenze, che passiamo a indicare.
Ad Epernay , nel dipartimento dellaMa ma, questa stoviglia si fabbrica conargilla plastica bianca, per cui la pasta èappunto di tale colore. I pezzi si seccanoprontamente, e acquistano una tale soli-dità che si possono verniciar crudi. Sidà loro un’ingobbiatura terrosa, eheser-ve a ricevere e fissare la vernice. Que-sta, eh’ è composta di minio, ponesi peraspersione ; ed è una pratica estrema-mente pericolosa per la salute degli ope-rai. E' bianca, e non gialla, come quelladelle stoviglie di Parigi ; ciò viene pro-babilmente dall’ esser bianca l’argilla del-la stoviglia. I pentolai aspergono sul mi-nio di questa vernice pallida, un pocod’ ossido di manganese, che produce del-le macchie di vernice violacea. Si metto-no i pezzi nella fornace : la cottura n’ è
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semplice, perchè la pasta e la vernice sicuocono alla stessa temperatura.
Queste stoviglie sono alquanto mengrossolane delle Parigine, e resistonobene al fuoco.
A Magnac-Laval, dipartimento dellaÀlta-Yienna, si fabbricano delle grandigiare, ad uso di liscive, che hanno tal-volta il diametro di un metro, ed otto de-cimetri di profondità. Questa stoviglia èd’ un nero brillante e senza vernice, del-ì’ aspetto dei crogiuoli di piombaggine diPassau ; resiste bene agli urti e alle mu-tazioni di temperatura, e ritiene, senzache trasudi, la lisciva bollente. Per darlequesto color nero, si pratica un metodogià indicato, del quale parleremo anchein appresso ; consìste nel riempire la for-nace di fumo prodotto con legna umida,1 momento in cui la cottura della stovi-;lia è quasi terminata. Per farvi rimanerquesto fumo, chiudonsi tutte le uscitedella fornace medesima. La stoviglia escedi un nero appannato ; si rende brillan-te stropicciandone la superficie (nota co-municata da Alluaud).
Si citano le stoviglie nere di S. Eutro-pio nella Charente , annerite con un me-todo simile al precedente, cioè quandola fornace è più accesa, vi si gettano dellefascine e si accecano allo stesso momentotutte le aperture. Le stoviglie acquista-no cosi un color nero solido.
Finalmente, sembra che altre stoviglienere, di terra grossolana, si ottenganonere allo stesso modo.
Sezione sécosba.
Stoviglie comuni dei popoli stranieri.
E' osservabile che la più parte dellestoviglie fabbricate dai popoli dell’ Asia ,dell’ Africa , e delle due Americhe, abbia-no all’ incirca il medesimo aspetto, lo