Stoviglie
qua ut’ è possibile, gettando la Ugna piùinnanzi o più indietro nel focolare, cioènella camera del fuoco.
Usansi per piroscopi o mostre qual-che tazza smaltata e chiusa in una caset-ta posta a livello della penultima pila dicasette che contengono la maiolica smal-tala, ove si può penetrare servendosi diun lungo riavolo. Si giudica dello statodi cottura della fornace da quello dellosmalto della tazza di prova.
Una fornace della tenuta di quella dicui offriamo la figura, contenente circai4o dozzine di pezzi, consuma per ogniinfornata circa 14 steri di legna grigia,ch’è un miscuglio di quercia, di faggio edi carpino, in pezzi interi o fessi.
Si può vuotar la fornace dopo 36 ore.
La maiolica è suscettibile di decora-zioni e di pitture che possono anche es-sere accuratissime. Queste pitture, ordi-nariamente grossolane, perchè la stovigliaè di basso presso, si fanno sopra losmalto, e si mettono i pezzi in un’altrafornace particolare, ad un fuoco assai in-feriore, che i pittori dicono Juoco di ri-verbero. La composizione di questi co-lori, la loro applicazione, la loro cottura,differiscono poco dai metodi usati nellapittura in colori vetrificabili, cui riman-diamo i lettori.
Tali sono i metodi particolari di fab-bricazione della maiolica eomune a Pa-rigi , presa ad esempio.
Cogli stessi metodi, semplicemente mo-dificati in qualche parte o in alcuno deisuoi dettagli, massime nelle proporzionidi composizione delle paste e degli smal-ti, attesa la differenza delle materie pri-me, fabbricasi la stessa maiolica in mol-tissimi luoghi, sì in Francia , sì nelle di-verse contrade di Europa ed anche del-I Asia . Citeremo le principali fabbriche.
A Bourg-La Reine ed a Sceaux , pres-so Parigi .
Dii . Tecnol. T. XII.
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A Nevers , ove la maiolica, trasportaladall’Italia in Francia , venne fabbricataper la prima volta ;
A Saintes. nei Dipartimento della Cha-rente;
A Saint-Clement, presso Luneville , edanche a Luneville ;
A Rouen , ove si eseguiscono pezzi digran dimensione, ed ove lavorasi prin-cipalmente per le Colonie ;
A Forge-les-Eaux, nello stesso Dipar-timento. Quivi 1’ abbondanza delle buo-ne argille e del combustibile contribuiscea siffatte manifatture ;
A Tours, ove si fabbrica più maiolicabruna che bianca ;
A Yron presso Lilla, nella Mosella ;
A Cologna : quest’ è una bella maioli-ca, il cui smalto è talvolta un poco sot-tile, ma la pasta a biscuit è assai compat-ta, a segno di accostarsi alle maiolichefine ;
Si fabbriano in Ispagna , in diverseprovincie, principalmente a Talavera-la-Reina , nella Castiglia, maioliche con bi-scuit bastantemente compatto giallastro,coperte d’uno smalto bianco ben fuso. Ilnome di Talavera , applicato in Ispagna a tutte queste maioliche, deriva da quel-lo della città ove si sono altra volta fab-bricate con una perfezione che, secondoProust, nel 1804, erasi perduta.
Si fabbrica a Delft, in Olanda , unamaiolica considerevole per la bella lucentezza del suo smalto sul quale veg-gonsi eseguite delle pitture che riunisco-no a molta finitezza dei colori vivaci.
Le maioliche attuali d’Italia , almenoquelle da me conosciute, provenienti daSavona nel Piemonte, de Doccia pressoFirenze, dal Regno di Napoli , sembranoaver molto perduto della loro antica su-periorità, e mi appariscono inferiori, perogni riguardo, alle maioliche francesi,Spagnuole ed Alemanne , sopraccitate.
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