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Battista Franco , che vi lavorarono soltola direzione dei fratelli Flaminio e OrazioFontana .
Concorrevano nell’ esecuzione di que-sti assortimenti di maiolica, il talento,l’accuratezza e tutta la erudizione e con-venienza che potevano valere a renderliricchi interessanti e pregevoli.
Una siffatta perfezione si mantenne fin-ché il principe protesse quest’industria dilusso, questo ramo di belle arti. Ma quan-do, verso il i 56 o, dopo la morte di Gni-dobaldo e di Orazio Fontana , si credèche potesse sostenersi da sé medesima,e abbandonarla agl’ interessi particolari,non si eseguirono più che lavori comunie mediocri, i quali non avevano nè il me-rito che si bella maiolica otteneva altravolta da abili artisti, nè il valore che ledava un tal merito ; in allora tale sto-viglia, che partecipava ancor più dellearti del disegno e delle arti di lusso chedell’ industria, andò sempre più deterio-rando, e finì col cader totalmente.
Non devesi attribuire alla scopertadella porcellana europea la decadenzadella maiolica italiana ; poiché la fabbri-cazione di questa nuova stoviglia in Eu-ropa cominciò soltanto verso il 1700,cioè un secolo e mezzo dopo le ultimeproduzioni degne di considerazione dellamaiolica toscana . Peraltro l’introduzionein Europa della porcellana della China,fattasi all’incirca in questo tempo, puòbenissimo avervi contribuito.
Sembra che i metodi di Luca dellaRobbia e de’ suoi successori fossero to-talmente perduti o per dir meglio asso-lutamente ignoti alla Francia nel i 55 o,tempo in cui finì di vivere 1’ ultimo fab-bricator fiorentino testé nominato ; im-perciocché occorsero moltiplici sperimen-ti, indagini ostinate, sforzi prodigiosi, per-chè un celebre pentolaio di quella età ,certo Bernardo Palissì, riuscisse il pri-
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mo a imitare una bella tazza di maiolicavenutaci dall’Italia . Nel 1 555 fino ali 56 o Palissì seguitò a Saintes le inve-stigazioni e gli studi che dovevano final-mente condurlo a un tal risultato. Enoto quanto i travagli di quest’ uomotanto istruito rispetto a quell’ età e tan-to perseverante nelle sue intraprese, glicostarono di tempo, gli cagionarono didispendii ; è noto come egli fu più vol-te sul punto di rimaner totalmente arre-stato nelle sue fatiche, perduti avendonetutti i mezzi, prima di riuscire a lavora-re queste maioliche rimarchevoli per leloro forme e per la loro grandezza, perla solidità, per lo stile particolare e l’ab-bondanza dei loro ornamenti in rilievo,finalmente per la vivacità dei loro colorie lo splendore del loro smalto. Questismalti, da quanto egli medesimo ci rac-conta, erano composti colle stesse ma-terie di cui si preparano presentementegli smalti e i colori sulla maiolica ; dagliItaliani aveva imparato a comporre losmalto bianco con sabbia, potassa, piom-bo e stagno ; negli smalli coloriti entra-vano 1’ antimonio, il rame, il mangane-se, il ferro, ec.
I suoi vasi, i suoi arnesi usuali, i suoipiatti, erano ricoperti di ligure rilevatee colorite, di pesci, di serpenti, di con-chiglie e di mille altri oggetti evidente-mente modellati in istampi presi dallanatura.
Questi piatti sopraccaricati di oggettiin rilievo, che allor dicevansi peni riisiici , non potevansi adoperare ad alcunuso ma servivano a guernire i grandi ar-madii che adornavano i tinelli.
Questa scoperta fatta in Italia , questibei prodotti ottenuti in Francia , non die-dero peraltro la maiolica comune. Macredesi generalmente che i metodi dellasua fabbricazione venissero trasportatiin Francia verso il 1600, dalla città di