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Tomo XII.
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STOVIGLIE

o° e ioo°, e poter esser portata ad unatemperatura maggiore, riscaldandola col-le convenienti precauzioni : perciò que-sta porcellana può adoperarsi lungamen-te in tutti gli usi domestici, ed ancheesporsi alla temperatura elevata e varia-bile dei laboratoi di Chimica. Queste laprima qualità della porcellana, la qualitàfondamentale.

Le altre qualità, sono meno impor-tanti, non però men ricercate. Doman-dasi che la pasta sia bianca d’un biancodi latte, senza macchia ; che la verniceoffra una superfìcie di smalto e liscia ,senza ondulazioni nè depressioni; che ipezzi offrano con purità ed eleganza lele forme e i contorni voluti ; finalmente,che non abbiano la spessezza nè le for-me smussate della maiolica.

I difetti che la porcellana può riceve-re nelle differenti operazioni che provae gli accidenti cui può esser esposta ,sono in gran numero.

Una composizione troppo argillosacontribuisce a deformare i pezzi, e darloro un color giallastro ; una composi-zione troppo silicea o troppo fondente,la rende viirea e fragile, per la mutazio-ne di temperatura.

La menoma negligenza nel foggiare ipezzi, la troppa celerità neU'abbozzarli emodellarli, le ineguaglianze di pressione,fanno contorcere questi pezzi o gli cuo-prono di ondulazioni spiacevoli alla vi-sta ; un fuoco impuro, carico di fuligi-ne o di umidità, gl’ ingiallisce ; se la tem->peralura non viene portata al grado con-veniente, ottiensi una porcellana gialla-stra, la cui coperta è onduleggiata estre-mamente soggetta a fendersi : i pezzi fa-cilmente si frangono per le mutazioni ditemperatura ; un fuoco troppo forte alcontrario deforma i pezzi, copre la ver-nice di piccoli punti prominenti, ed an-che la fa penetrar nella pasta a segno

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che gli orli rimangono senza vernice, ap-pannali e ruvidi.

Finalmente , quando non v’ ha unperfetto accordo tra la pasta e lo smal-to, se questo è duro, apparisce granel-loso ; s’è troppo fusibile, penetra nellapasta, e cola nelle pareti inferiori ; la suasuperficie apparisce punteggiata comela scorza d’ un ovo, o coperta di picco-le bollicine; se la sua dilatazione non èanaloga a quella della pasta od a quelloche diciamo biscuit, essa screpola; se lascrepolatura fosse, per azzardo, regola-re, se coprisse il pezzo di fenditure in-crocicchiate in ispazii aU'incirca uguali ;questo difetto, difficile ad accadere, di-viene una particolare curiosità, una ra-rità, e ricercasi come una qualità di piùoltre le solite. Da ciò viene il pregio incui tengonsi le porcellane picchiate dellaChina. Finalmente, se la vernice non haalcun rapporto di coltura colla pasta, sequesta è troppo deusa e si cuoca com-pletamente innanzi che la vernice sia fu-sa, essa si ritrae in piccole masse, lascianude alcune parli, come farebbe un li-quido viscido e grasso posto sopra unasuperficie umida.

Paragonando la porcellana dura collamaiolica fina, riguardo alle spese di pa-sta, di lavoro, di cottura, di riuscita, sihanno li seguenti risultati.

Un abile tornitore di piatti di porcel-lana non può eseguirne più di 5 o ordi-narii in una giornata di 10 ore di lavo-ro ; ed un tornitore di piatti di maiolicafina, detta terra inglese , può eseguirnefino a 6uo, soltanto assistito da un fan-ciullo che gli porti la pasta e trasporti ipiatti a proporzione che si fanno. Ridu-cendo queste quantità in valore, i piattieseguiti da un abile tornitore di porcel-lana, che guadagna 7 franchi e mezzo algiorno, valgono circa i 5 centesimi, men-tre i piatti di maiolica non valgono che