Tistohe
avvolgere e «volgere la pezza di pannoattorno il cilindro finché sia perfettamen-te tinta.
Più pezze di panno si possono tingerecome se fossero una sola pezza cucendoleper le estremità, ed avvolgendole insie-me sul cilindro della torre; il panno de-vesi tener sempre steso sul cilindro intutta la sua larghezza. Le caldaie hannoda sei a dieci piedi di diametro, e que-ste devono pur essere le dimensioni dilunghezza del cilindro.
Allorché le pezze sono tinte, e alquantosgocciolate nella caldaia, si tolgono dallatorre, e stendonsi sui cavalletti ove fini-scono di colare. Se il colore è di qualchecosto si può raccoglierlo in catini postivisotto, e riversarlo nella caldaia. Quandole lane da tingere non sono tali da porsinè sulla torre, nè sui bastoni, come sa-rebbe la lana in matasse, queste si met-tono entro panieri costruiti espressa-mente, i quali si immergono nel bagnoattacati alla corda della eorrucola sopraaccennata. La lana non filata mettesi inreti. Sia in un modo, sia nell’ altro, sisospende la lana dopo tinta e si lasciasgocciolare.
§. 4- Maniera di tingere alla caldaiaod a vapore.
Tutti i colori non hanno bisogno dellapreparazione coll’ allume ; ma per offrireun’ idea esatta del processo che si segueper tingere la lana o i pannilani, pren-deremo ad esempio la tintura in robbiacui occorre 1’ allume. Suporremo che lalana sia perfettamente purgata e resa bian-chissima.
Deir alluminatura.
Altra volta pei colori fini usavasi esclu-sivamente 1’ allume di Roma , e pei coloriDk. Tecnol. T. XTIl.
Tistohh rag
comuni serviva qualunque altra specie diallume ; oggidì, I’ allume delle fabbrichefrancesi credesi eguale a quello di Roma .
In una caldaia della tenuta di cinquan-ta secchi di acqua, bastante per farvi bol-lire cento libbre di lana , mettonsi ven-ticinque libbre di allume, e la metà dicremor di tartaro, cioè quattro oncie diallume, e due di cremore per ogni libbradi sedici oncie di lana. Un momento pri-ma che 1’ acqua cominci a bollire, get-tansi a poco a poco 1’ allume e il tartaronella caldaia. Nel caso che queste mate-rie producessero un’ effervescenza vi siversa qualche secchio di acqua fredda. E'raro che quest’ accidente avvenga quan-do si abbia la precauzione di aggiungervii sali a poco a poco.
Allorché I’ acqua bolle i sali sono di-sciolti : allora getlansi le lane nel bagno,e vi si rimescono per una mezz’ ora. Sele lane non sono filate si chiudono inreti a larghe maglie. Si fanno bollire perun’ora e mezza rimescendole 3i tratto intratto. Questa prima operazione è dellamassima importanza.
Se la lana è in matasse, ponesi sopradei bastoni coi quali la s’immerge nelbagno di tratto in tratto: si sollevano lematasse per prender aria, e si cambianodi sito sopra i bastoni acciocché tutte leparti della matasse ricevano la stessa al-luminatura.
Se trattasi di alluminare una stoffa,una pezza di panno, la si stende sul ci-lindro della torre, e la si fa discendere eascendere nel bagno continuamente permezz’ ora. La si lascia poi bollire perun’ ora, e mezza, rimescendovela cinqueo sei volte. In tale operazione l’acido delcremor di tartaro si combina cotfallumi-na, e si precipita sulla stoffa.
Nell’ operazione dell’ alluminatura laproporzioni di allume e cremor di tar-taro variano secondo la natura della*7