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Tomo XIII.
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Tintore

« E' inoltre più facile moderare la fer-mentazione che provocarla ».

§. a. Deir azzurro coi tini cf indaco.

Allorché si conobbe che P azzurro colguado unitamente all' indaco non era sibello come quello col solo indaco, si stu-diò di tingere col solo indaco in mododi render la tinta ugualmente stabile. Sipervenne a questo scopo in diversi modi,e si dissero tini (T indaco quelli nei qualitingesi in azzurro senza il concorso delguado.

Le diverse maniere finor conosciuteper discioglier l’indaco diedero ai tini ditintura denominazioni diverse. L’ unochiamasi semplicemente tino d' indaco ,un altro tino freddo cC indaco all ’ urina ,ed un terzo tino caldo d'indaco all’urina.I due ultimi tini vennero generalmenteabbandonati, per cui descriveremo sol-tanto il primo.

Del tino (T indaco.

(27) Daremo la descrizione che faVitalis della maniera usata ad Elbeuf ea Louviers per montare i tini d ’ indaco.

» Riempiesi d’acqua una caldaia dellatenuta di 4 a 5 mastelli ; vi si mettono1 2 libbre di buona potassa, 4 di crusca,4 di robbia, e si riscalda gradatamentela massa fino a 75° R. allora si versa inUn tino di rame, simile a quello di cuiparlammo nel cap. 1, g. 6 e 7, il qualepuò venire riscaldato esternamente. Inquesto tino, della tenuta di 7 ad 8 ma-stelli, toeltonsi io a 12 libbre d’ indacoin poivere fina ; aggiungesi una sufficientequantità d’acqua, fino a sei diti distantedall’ orlo ; si rimesce ogni cosa per unaraezz’ ora ; .si ricopre il tino, e lo si ri-scalda per mantenerlo alla temperaturadi 3 o a 35 gradi. Dodici ore dopo si ri-

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mesce nuovamente e cosi di 13 in 1 aore, finché il bagno sia divenuto un bagnoverdastro, e siensi formate alla superficiedelle macchie color di rame, delle veneazzurre, un fiorato di bell’ azzuro ; ciòavviene d’ordinario in 48 ore.

Allora si tinge nel tino come in quelloa guado. Finito che si abbia di tingere,allorché diminuisce il colore, si fanno ri-scaldare 3 libbre di potassa, una libbradi crusca ed una libbra di robbia, in seiad otto secchi di acqua, fino a 75 gradi;versasi poscia ogni cosa nel tino e si fi-mesce.

Di tratto in tratto aggiungesi anchequalche libbra d’indaco, per rimetterquello consumatosi nel tingere la stoffa ;la crusca e la robbia servono a disossi-genare P indaco, e la potassa serve a di-scioglierlo.

Allorché il tino eessa di fornire tintebastantemente vivaci, conviene rinno-varlo.

Il tino d’indaco è più Costoso del tinoa guado perchè tutto P azzurro è pro-dotto dall’ indaco ; ma è più facile a trat-tenere e non è soggetto a tanti incon-venienti ; la potassa essendo più solubiledella calce, il bagno di tintura è più ca-rico di colore ; i panni conservano mag-gior dolcezza di quelli tinti nel tino aguado ».

§. 3 . Azzuro di Sassonia o azzurrochimico.

L’ indaco disciolto coll’ àcido solforicoacquista un colore più vivo, quantunquemeno durevole di quello che ottiensi conqualunque altro mezzo, probabilmenteperchè assume una nuova porzione diOssigeno. Chiamasi azzurro di Sassonia ,perchè il consiglier Borth, di Grossen-hayn, fu il primo ad applicarlo in tinturaverso il 174°- Egli adoperava, oltre l’in-daco e l’acido solforico, alcune altre