Tinto» b
caldaia con acqua fredda ; si fa un pìcco-lo fuoco, e si mantiene un grado di caloreal di sotto dell’ ebollizione. Viene a galadel bagno una schiuma oleosa densissi-ma, la quale devesi togliere diligentemen-te perchè macchierebbe il panno.
Tingendo il panno s’ incomincia dalcolore più carico, e si finisce coi coloripiù chiari ; per le lane invece s’incomin-cia dalle tinte più chiare e si finisce collepiù cariche, aggiungendo ogni volta del-l'altro inalo di noce. Il panno e la lanafilata debbono essere umettati con acquatepida prima d’immergerli nella caldaia.Alcuni tintori danno loro un mordented allume, ma questo è inutile perchè il co-lore è per sè stesso bastantemente solido.La radice del noce e la sua corteccia for-niscono le stesse tinte del malo di noce;ma ne occorre una maggior quantità, de-vesi ridurli in polvere e chiuderli in unsacco come dicemmo pel legno del Bra-sile . Se il fuoco non è moderato al prin-cipio, avviene sovente che ottiensi uncolore ineguale. Se una pezza di pannofosse tinta inegualmente, siccome il co-lore è solido, non si potrebbe rimediarea quest’accidente che riservandola peraltri colori più carichi.
Gli alcali rendono questo colore piuintenso, gli acidi più chiaro; l’allumenonlo altera sensibilmente ; la dissoluzionedi stagno lo rende fulvo cinereo ; la dis-soluzione di solfato di ferro lo rende as-sai più carico e quasi nero.
§. 2 . Del fulvo colla fuliggine.
La fuliggine, dice Ilomassel, dee porsiin dimenticanza; quando impastasi beneè certo che fornisce un colore assai bello.I colori dei fregi nei tappeti e negli arazzinon possono avere il loro color aureo checoll’uso della fuliggine. I colori di salice edi paniere si fanno colla fuliggine, non-ché altri ancora.
Tintomi 15g
(33) In una caldaia della tenuta di 3osecchi se ne mettono 20 d’acqua, erodi fuliggine ; si fa bollire per due ore,finché la fuliggine non ascende più col-l’ebollizione ; riempiesi allora la caldaia elasciasi in quiete finché la fuliggine sia to-talmente deposta. Tingonsi in questo ba-gno le lane dopo aver ricevuto 3 a 4libbre di reseda per libbra di lana. Ibruni si fanno lasciando la lana nella cal-daia per un certo tempo ; i chiari vi silasciano meno.
Si lavano poi le lane in acqua corren-te, e si dà loro la robbia o il nero perincupirle occorrendo. Altre volte questelane si passano nella robbia poi in untino d’indaco, secondo le tinte che vo-glionsi ottenere.
(34) Dambourney descrive alcune es-perienze a tal proposito. Io presi, diceegli, un’oncia di fuliggine in polvere e lafeci bollire in una pinta d’acqua per unaora e mezza. Colai il bagno olivastro evi tinsi una dramma di lana preparatacol mordente B ; essa acquistò una bru-nitura di un giallo solidissimo. La stessalana introdotta in un bagno di robbia, dibacche secche di ontano e di pioppo diItalia , r assume un bel color carmelite.Una dramma di lana nuova preparataallo stesso modo, tinta nel residuo delprimo bagno, acquistò la stessa ombragialla ma più trasparente dell’altra. Per-ciò la fuliggine può esser utile a fare ■piedi di queste tinte.
(35) In mezza pinta d’acqua, aggiun-ge Dambourney, feci bollire due drammedi fuliggine. La lana preparata col mor-dente C acquistò la stessa tinta gialla unpoco olivastra simile al colore del giallodi spincervino, solidissima e trasparente.
§. 3. Del fulvo colla cortecciadi betulla.
La corteccia della botala alba bollita