I G 8 Tintore
zione del cartamo è contigua alla tinto-ria, affinchè il capo possa sorvegliarelutti gli operai.
In questa stanza vi sono molte barchegrandi di grosse tavole commesse forte-mente a tenuta di acqua. Hanno d’ordi-nario 6 piedi di lunghezza 5 a | di lar-ghezza e 2 di altezza affinchè i sacchiche contengono il cartamo o soffranobastardo possano entrarvi comodamente.
II numero di queste barche è relativo ailavori della tintura.
Trovasi nella stessa stanza una barcalunga, il cui fondo è costruito in formadi graticola con strisce di legno distantiun pollice una dall’ altra. L’ interno èrivestito di tela fitta. Ponesi sopra unabarca grande e fa 1’ ufficio di feltro . (V.§. 4 di questo capitolo).
3. Il seccatoio è un’altra stanza sepa-rata ; riscaldasi con una stufa perchè im-porta sommamente che la seta si diseochisubito dopo che esce dal bagno di tintu-ra. A tal oggetto stendesi la seta soprabastoni che vengono sostenuti da ungran telaio ; il quale viene continuamenteagitato da un operaio per sollecitare ladiseccazione. (V. §. 4 del capitolo 2 , ovequesto istrumento è descritto con figure).
§. 2 . Della cottura e dalT imbianchi-mento della seta.
Ne abbiamo bastantemente parlato al-l’articolo IMBIANCHIMENTO DELLE SETE, Ove
trovansi esposte tutte le operazioni occor-renti, e i perfezionamenti apportativi ul-teriormente daRoard. Preghiamo il let-tore di leggere questo articolo.
§. 3. Del solforatolo.
Ne abbiamo già parlato all’articolo sol-foratomi del presente Dizionario ; ri-guardo alla descrizione dell’apparala nel
Tintohe
quale si solforano le diverse sostanze, pre-ghiamo il lettore di leggere questo arti-colo. Poco ci resta da aggiungere perapplicarlo al solforaraento della seta ,quando sia questa operazione necessaria.
Si solforano tutte le sete che devonsiusar bianche, tranne quelle che debbonsimarezzare , perchè questa operazione lerende umide ed elastiche il che si oppo-ne all’ effetto della azione del manganosotto il quale devono passare per rice-vere il marezzo ; in oltre quelle che sonodestinate all’ arte del berettaio, perchèl’acido solforoso di cui rimangono im-pregnate corroderebbe il ferro e l’acciaiodelle macchine.
L’ acido solforoso, allo stato di gas,forma, nel solforatolo, un bagno nel qua-le le sete s’immergono per dodici a quin-dici ore ; esse vi acquistano quel maggiorgrado di bianchezza che possono ottene-re. Questa operazione dà loro una qua-lità che richiedesi nelle sete, e che si ri-conosce quando si premono tra le dita,come è noto universalmente.
Quando le matasse di seta sono dis-poste nel solforatolo sopra le pertiche,prendesi una pentola di ferro, con al-quantacenere nel fondo e due libbre disolfo in canna grossamente pestato, percento libbre di seta. Si accendono alcunipezzi di questo solfo i quali comunicanoil fuoco a tutti gli altri. L’ operaio neesce, chiude le invetriate esattamente, edesattamente pur ne chiude la porta.
Abbruciato il solfo trovasi soprale ce-neri una specie di crosta nera combusti-bilissima, più combustibile del solfo me-desimo.
Le sete sono bastantemente secchequando torcendola sulla caviglia i fili nonsi attaccano insieme ; se si attaccano simettono a seccar nuovamente.
Non si preparano nel solforatolo lesete che debbonsi tingere, perchè il solfo