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«loghesulla loro grossezza,acciò si comba-cino dopo averle disposte circolarmentenel modo che occorre per farne la botte.
(L.)
* UGNETTO. Specie di scarpelloschiacciato in punta a somiglianza delloscarpello piano, ma più stretto.
* ULIVA, ULIVO. V. or.iv*.
* Ui.iva, dicono gli orefici una sortadi cesello di varie specie detto anche fa-vella.
* Uliva. Sorta di briglia che si mettea’ cavalli per la terza imbrigliatura.
* ULIYALE, dicono gli orefici a chec-chessia in figura d’ uliva.
* ULIVELLA. Cuneo di ferro per usodi tirar su senza legatura le pietre o simi-li, inserendolo in esse per via d’nn foroa coda di rondine e sotto squadra, talche 1’ istrumeoto vi stia sempre unito.
L’nlivella è assai più comoda delle im-bracature nei lavori murali, quelle in ge-nerale ostando al collocamento delle pie-tre al loro posto, sicché quando que-ste sono all’ altezza cui devono stare èd’uopo posarle fuori del laro luogo persciorre e levare le brache, e poscia a for-za di leve di ferro accomodarle al lorosito, operazione molto lunga e faticosa,e che di rado si fa colla dovuta esattezza.Assai meglio e con maggiore sollecitudinesi ottiene questo intento, quando la pie-tra sospendesi con un tale ingegno chenon ne ingombri le facce che devono ac-costarsi alle altre pietre precedentementedisposte,giacché allora tenendola sospesacon poca fatica la si volge e si muove, epiù agevole riesce collocarla nella veraposizione che le si conviene.
Vari spedienti usarono a tal uopo gliantichi; e se ne hanno segni palesi negliavanzi degli antichi monumenti. Così neifianchi di alcune grandi pietre di monu-menti Siciliani, veggonsi scavati solchi asifone rovescio, i quali si conghiettura
Ul.lVET.I.A
che fossero destinati a ricevere le funiche sorreggevano le pietre per situarleal loro luogo. In molte fabbriche romanevedonsi alle parti superiori delle pietre,cavità che servirono probabilmente adintrodurvi quelle tanaglie di cui parla Yi-truvio nel capo II del libro X, e le quali,secondo l’opinione dei moderni meccani-ci, essere dovevano fatte a somiglianza diquelle colle quali passansi per trafila i me-talli, ma con effetto inverso, sicché il pe-so della pietra medesima ne riavvicinassela braccia superiori e ne allontanassequelle inserite in un incavo conico dellapietra.
I moderni ingegneri usano a tal finele ulivelle , di due delle quali daremo quila descrizione.
L’ una, usata generalmente in Italia , ela cui invenzione si attribuisce al Brune!-leschi, componesi di tre pezzi d’acciaio odi ferro di prima qu^ità, i due lateralip e q (fig. i i, della Tav. LXXIX delleArti meccaniche ) sono a cuneo e l’in-terno m è paralellogrammico : sicché dal-la unione di tutti tre ne risulta un solidocuneiforme, come scorgesi nella figura.Praticasi nella pietra un incavo di figurae grandezza corrispondenti a questo so-lido, in modo che la base più piccola delcuneo presentisi alla superficie del mas-so, e quindi l’incavo si dilati ed abbia ilfondo uguale alla base maggiore del cu-neo . Introduconsi in questa cavità primai due pezzi laterali p e q dell’ ulivelia espingonsi al loro luogo, indi si inseriscenel mezzo un paralellopipedo m. All’ e-stremità superiore d’ognuno dei tre pezzi-vi è un occhiu, ed in questi occhi infilasiuna chiavarda di ferro aè con una capoc-chia ad una cima a ed una fessura dal-l’ altra b in cui ponesi un esse. In que-sta medesima chiavarda sono infilati gl*occhi d’ una staffa o manico e,o, a ferrodi cavallo cui legasi il cavo o nel qual in--