Chermes
clium scoparium , Linn. ). Originariodella Grecia, ove, del pari che in Italia ,serve a farne spazzole, donde gli-viene ilsuo nome.
Chenopodio marittimo ( Chenopo-dium marittimitm, Linn.J. Cresce neiluoghi salsi e marittimi, e fornisce dellasoda colla combustione.
Chenopodio polispermo ( Chenopo-dium polyspermum , Linn. J. E annuoe trovasi in Europa su tutti i terreni col-,tivati, fra le siepi, ec. La grande quanti-tà di semi che produce lo renderebberoassai utile ove si potessero usare quellicome alimento a quella guisa che abbia-mo veduto potersi fare di quelli dei che-nopodii verde e quinoa.
(Masset —Bosc.)
CHERMES animale. Si dà il nomedi chermes a molti animali i quali di-stinguonsi fra loro dal genere di piantesul quale vennero osservati. E da no-tarsi fra tutti quello del leccio, cono-sciutissimo in Provenza e in quelle partidella Spagna e d'Italia ove cresce que-sta specie di quercia. Raccolgonsi questichermes per servirsene nell'ai te tintoria,dando essi un color rosso analogo a quel-lo della robbia, il quale si rinforza fa-cendo morire 1’ insetto nell’ aceto primadi farlo diseccare ( Y. graha chermes ).Mazzoni di Prato naturalizzò e rese in-digeno sui lecci della Toscana , questochermes, ma il colore ottenutone non èdi quella forza e vivezza che distinguela grana di Provenza , poiché, come di-cono quelli dell'arte, è un poco men cal-do ed aperto. All 1 articolo carmika diquesto Supplimento abbiamo veduto co-me, secondo Lassaigne,la materia colo-rante di questo chermes sia identica diquella della cocciniglia.
(i)cMEHii,—F ederico Bruscoli.)
Chermes minerale. Il chermes piùpuro è d’un colore rosso porpora cari-
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co, leggero, come vellutato ed appareformato di cristalli minuti. All’ istanteche si mette in bocca non ha sapore, maalla lunga ne dà uno sensibilmente me-tallico ; esposto all’aria scolorasi a pocoa poco. Abbiamo veduto, nel Dizionariola storia del suo scoprimento, l’incertez-za in cui sono i chimici sulla sua com-posizione, e varie maniere di preparar-lo, fra le quali quella di Cluzel. Fon-tana di Torino propose un metodo dipreparare il chermes, che venne poi ri*.formato da Ferrari. Quest’ultimo imagi-nò anche un altro metodo di preparazio-ne senza l’aiuto del calore, mescendo unaparte di solfo, due di antimonio e tre dicarbonato alcalino di potassa o di soda ;inumidendo o lasciando che il miscuglioattragga l’umidità dell’aria., riinovendolodi tratto in tratto ; quando il colore daun verde oscuro è passato ad un bel co-lore s’aggiugne dell’acquarsi edulcora,si feltra e si lava. Con un acido ottiensidal licore feltrato il solfo dorato. Secon-do il Ferrari, il chermes ottenuto in talguisa è assai bello, se ne ottiene più del-l’antimonio impiegato e si ha un prodot-to costante (a). Daremo qui la descri-zione del metodo imaginato per la pre-parazione del chermes minerale dal va-lente nostro Bizio, che n’ ebbe premionel 1827 dall’ I. II. Istituto di scienze,lettere ed arti.
In vero molti sono i metodi così ita^liani come stranieri, i quali danno unbellissimo chermes, ma non sappiamodonde avvenga che tanto sia dilìicile a-verlo sempre di uguale bellezza, se ciònon fosse per alcuna ragione propria deimetodi medesimi, poiché nella fine sono
(«) Vedi Ferrari, Nuovi metodi per fareil chermes minerale, Milano , e Porati,