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Tomo XIX. [Supplimento.]
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I 1 4 ClNEFAZIOtfE

L’ abbrueiamento di radici, e di fa-scinaggi e specidHmentc quello dell’argilla,sono altrettante prove di questa verità.Nel primo caso i luoghi ove si sono sta-biliti i mucchii, quand'anche sianvisi di-ligentemente levate tutte le ceneri, con-servano tuttavia una tale fertilità che be-ne spesso i raccolti vi si coricano pel so-verchio loro crescimento ; nel secondoCaso per lo più la proporzione di mate-ria vegetale è piccolissima e quindi tut-to il vantaggio è dovuto all’azione delfuoco.

Se però non si poterono negare ibuo-ni effetti dell’ abbrueiamento delle pioteerbose comprovati da una pratica gior-naliera, non è sempre stato lo stesso perquello dell’argilla priva di vegetali. Men-tre d’una parte il generale Beatson loraccomanda come uno dei mezzi infalli-bili di sostituzione al letame, ed agli ab-bonimenti stimolanti e calcarei, citandoin appoggio delle sue asserzioni una pra-tica di 6 anni. Matteo di Dombasle, dopoalcuni tentativi, forse troppo brevi, cre-dette poterlo giudicare affatto inefficace,per lo meno sulle terre di Roville. Fradue opinioni sì opposte, tutte e due cer-tamente troppo assolute per venire ge-neralmente adottate, sembra risultare adevidenza dai fatti osservatisi, massime inInghilterra ed in Alemagna, che se l’ab-bruciamento delle terre non corrisposesempre compiutamente all’ aspettazionedall’ esperimentatore concepita dietro lesperanze esagerate che se gli erano date,produsse però in certi luoghi ed in alcu-ne circostanze, le quali potranno forsedeterminarsi dietro le indicazioni date inprincipio di questo articolo, effetti ab-bastanza importanti per meritarsi 1’ at-tenzione dei nostri agricoltori.

Cartwright provò ad impiegare su pez-zi di terreno d’ uguale qualità ed esten-sione dell’ argilla bruciata in proporzio-

ClNERARtO

ne minore d’ un quinto della fuliggine,e di due terzi delle ceneri vegetali, po-scia seminandovi navoni, palate c cavoli-rape ottenne sempre risultamenti piùutili colla argilla brucala. Senza citare istraordinarii effetti dei lunghi tentativi diBeatson, polressimo ancora notare la pra-tica dell'Irlanda , ove, si dice, che da unsecolo a questa parte l’argilla bruciataforai la base della coltivazione più im-portante del paese che è quella dellepalate.

E duopo quindi provare su piccoledimensioni colf appoggio di sand teorie,senza però ciecamente affidarsi a queste'sole, ricordandosi quel trito adagio chespesso fiale più la pratica della teoria.( Filippo Re — Oscar Leceerc Tnornr. )

CINELLE. Quello stromento musi-cale formato di due dischi di metallo chepercossi insieme risuonano, detti ancheCATUBE. (V. questa parola).

CINERARIO o CENERAIO. Distin-guesi nelle arti e presso i chimici col-l’uno o coll’ altro di questi nomi, quellaparte del fornello che rimane immedia-tamente sotto la graticola del focolare,dove àrde il combustibile, come il carbo-ne fossile, il carbone di legna e simile.Le ceneri che risultano dalla combustio-ne attraversano gli interstizii della grati-cola e raccolgonsi nel cinerario. In talguisa l’aria affluisce sul combustibile elo attraversa, il che non accadrebbe selé ceneri si accumulassero nel focolare.Quando il fuoco deesi continuare a lun-go occorrono cenerari - ! di grande dimen-sione e disposti in modo da poterne fa-cilmente levare le ceneri quando sianvisiaccumulate in tal copia da impedire l’ac-cesso dell’ aria.

Le regole sulle quali si hanno a sta-bilire queste dimensioni del cinerario sitroveranno indicate all’articolo forkeei. 0 .

(Chevrevi,.)