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Tomo XIX. [Supplimento.]
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diseccate, e molto meno, checché altrine dica, torcere le foglie anoora verdipresso il bulbo e schiacciarle. Molte vol-te volendo fare questa operazione, chepotrebbe mostrarsi affatto contraria allasana teorica, si viene a ferire e schiaccia-re la cipolla medesima. Diseccate le fo-glie, estraggousi le cipolle e pongonsiper qualche giorno al sole. Si unisconopoi insieme quelle che si vogliono con-servare per 1’ uso della famiglia, intrec-ciandole insieme per mezzo de’ gambi,dopo avere levate dal bulbo le scaglieesteriori mal composte e si appendono inluoghi elevati ove 1’ aria agisca libera-mente. Attesala facilità con cui le cipollecolte in estate germogliano in invernobisogna preferire piuttosto un luogo incui possa temersi più il freddo che ilcaldo, ed in particolare il caldo umido.

La coltivazione della cipolla poma-sca, detta anche da taluni comasca ,merita di essere qui riportata e non fa-remo sennonché ricopiare quanto ne di-ce 1’ Ugoni nella descrizione che nefece inserire nel volume V degli Anna-li dell' Agricoltura del Regno d’Italia,aggiungendo solo essere verissimo cheuna tale cipolla è soggetta a patire assais-simo per le nebbie, avendo veduto che inqualche anno, molto nebbioso, in cui le ci-polle comuni non soffrirono molto, le po-masche invece furono più danneggiateassai delle altre; ed in due luoghi intor-no a Reggio , molto soggetti alla nebbiamaggiore ancora si fu il guasto da essericevuto. Quanto al loro coltivamento,così s’esprime 1’Ugoni : » L’espertoortolano verso la metà di marzo, avendogià preparata la semente delle cipollepomasche di buona qualità, raccolta1’ anno avanti, dispone un quadrato odue del suo orto. Procura di avere delletame di cavallo fatto con foglie di ca-stagno dategli per letto, il qual letame

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riesce mèglio di qualunque altro, per-’chè tarda di più a consumarsi nellaterra, e perchè non produce erbe catti-ve. Lo trasporta nel quadrato, e lo sten-de a piccoli mucchii vicini l’uno all’ al-tro sopra le aiuole in tanta quantità,che per concimare un quadrato di die-ci tavole di terra, vi vorranno quaran-ta quadretti cubici circa di nostra mi-sura di letame (è da avvertirsi che unatale coltivazione si fa nel Bresciano ).Non si distribuisce tutto il quadrato inuna volta sola, ma si stende solo sopraquella quantità di aiuole che si possonovangare in quello stesso giorno, perchèrestando così esposto si seccherebbe ditroppo, e perderebbe in parte il suo vi-gore. Distribuito il concime, due uomi-ni con forte vanga, stando uno per latodi ogni aiuola, vangano e coprono il le-tame sparso, formando le aiuole bencolme, ma però senza battere e sminuz-zare il terreno ; e nel vangare formanoaltresì le piccole chiuse nei solchi, piùbasse dell’aiuola, servendo queste pertrattenere 1’ acqua, affinché penetri nelmezzo dell’ aiuola al tempo dell’ irriga-zione. Terminato di lavorare un’aiuolase ne comincia a vangare un’ altra, pro-seguendo così sino a tanto che sia van-gato interamente tutto il terreno. Com-pita la vangatura di un’ aiuola, un altrouomo dato di piglio ad un rastrello coidenti di ferro, prima che la superficiedella terra si asciughi, va sminuzzandoed eguagliando la medesima, affinchè leaiuole siano ben disposte. La semina-gione si suol fare all’incirca verso il ter-minare di marzo. Yi s’ impiegano circatre once di semenza per ogni tavola diterreno. Vi uniscono una metà di terra,mescolando ben bene insieme 1’ una e1' altra. Seminano le aiuole andando eritornando da una parte e dall’ altra,distribuendo la semente, in maniera che