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Tomo XIX. [Supplimento.]
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j5o Cloro

resina e trementina. Chiudevasi con uncoperchio che aveva un’ apertura per laquale passava un cilindro di legno egual-mente inverniciato. Questo cilindro en-trava nella tinozza per la lunghezza di trepiedi, sporgeva in fuori di essa per al-trettanti piedi: ed aveva due piedi didiametro : serviva per introdurre 1’ a-cqua e la calce quando occorreva, edinoltre per contenere il liquido scac-ciato dal gas. Un tubo di vetro ver-ticale posto al di fuori della tinozza, eche comunicava colla sua parte inferiore,faceva conoscere i movimenti del liquido.Un tubo di piombo posto a qualche poilice di distanza dal fondo, serviva ad e-strarne il liquido a norma del bisogno;finalmente un foro che trovavasi sullostesso fondo serviva per estraine il resi-duo di calce quando se ne voleva far uso.L’ acqua di questa tinozza poteva satu-rarsi di cloro in C operazioni, le qualifacevansi nel corso di un giorno.

Migliore assai della tinozza riusciva atal uopo la cascata chimica di Clement.(V. questa parola ed apparati.)

Una maniera semplicissima di ottene-re del cloro lìquido senza bisogno di fuo-co nè d’apparati di sorte alcuna si è laseguente suggerita da Tourtois eclie ven-ne impiegala per la prima volta iu Ame-rica . Consiste nel decomporre il minio me-diante un miscuglio di acido solforico e dìsale marino. Il minio deve essere ridottoin polvere tenuissima affinchè si conver-ta prontamente ed interamente in solfa-to di piombo. Abbiasi quindi una bottemobile intorno al suo asse, si riempia diacqua per 3 quarti della sua capacità ;vi si aggiungano 20 parti di ossido rossodi piombo ( minio ) ridotto in finissimapolvere ; ^5 parti di sai marino, e 4°parti di acido solforico (olio di vilriolo) a66°. Si chiuda la botte, e le si imprima unmoyimepto di pulazioue, il quale deve

Cloro

continuare per mezz’ora : si lascia posciain riposo, e si estrae chiaro il liquido cheè carico di cloro. Granarne 2 5 di ossidodi piombo rosso in finissima polvere,granarne 5o di acido solforico, e y5 grana-rne di sai marino, posti in un litro di a-cqua , somministrano in due minuti emezzo, un litro di una soluzione di cloroeccessivamente carica.

Finalmente in altra maniera si puòraccogliere il cloro ponendolo cioè acontatto con delle sostanze colle qua-'li abbia affinità; in tal caso si otten-gono dei clorati o dei ci.omjri ope-rando nei modi che a queste parole po-tranno vedersi indicali.

E nota comunemente la bella appli-cazione che Bertholiet ne ha fatto perimbiancare il filo ed i tessuti di cotone,di canapa e di lino. Viene pure impie-gato in alcune fabbriche di carta per im-biancare i cenci in pasta ; se ne fa usaugualmente per imbiancare le vecchiestampe, per instaurare i libri anneriti daltempo, per levare le macchie d’inchio-stro, ec. ; finalmente serve anche consommo vantaggio ^rer disinfettare 1' ariao le materie in putrefazione. Ben vc-desi che il modo di applicarlo dee varia-re secondo le circostanze; pel che ci ri-serbiamo di trattarne in seguito di ciascu-no di questi diversi usi, giacché ci trove-remmo impegnati in eccessive minute*-ze, se si dovesse qui parlarne.

Tutte le applicazioni del cloro sonofondate sull’ energica azione che questasostanza esercita sulle materie organiche.Esso trasforma in generale le materiecoloranti in una sostanza gialla o bruna,solubile nell’ acqua e negli alcali, e diun colore d’ ordinario molto debole inconfronto di quello delle materie che h>hanno fornito. Non si conoscono ancorai prodotti della sua azione sopra i mia-smi. Egli è presumibile che in tutti i cu-