i64 Clupea.
1’ acido idroclorico. Altre volte conosce-vasi col nome di burro di %inco e pre-paravasi distillando un miscuglio d’ unaparte di zinco e due parti di sublimatocorrosivo. E bianco, solubile nell’acqua,fusibile a xoo° e arroventandolo si vola-tilizza ed i suoi vapori condensansi e cri-stallizzansi, in aghi. Facendo evaporarela sua soluzione si decompone un poca diacqua e produce dell’acido idroclorico edell’ossido di zinco ; ma la maggior par-te sì volatilizza senza alterarsi. SecondoBlaclt mescendo una soluzione concen-trata di questo sale con una densa solu-zione di colla si ottiene un vischio pre-feribile a quello comune, poiché non maisi disecca e può facilmente togliersi conl’acqua.
(Dumas — —H. Gaultier de Ci.aubry
-BeHZELIO -MlTSCHEBLlCH.)
f~ CLDPEA. Genere di pesci tre speciedel quale interessano 1’ arte della pescae la prima precipuamente che forma labase di un estesissimo commercio. Que-ste specie sono 1’ Aringa ( Clupea ha-rengus. Linn.,1 la sardina (Clupea sprat-tus) e la Cheppia (Clupea aiosa. Linn.,1.Non essendosi parlato con sufficiente e-stensione della pesca di questi pesci agliarticoli loro specialmente destinati ag-giugneremo qui alcune notizie importan-ti a sapersi a loro riguardo.
La carne dell’ aringa è impregnata diuna specie d’ adipe che le comunica ungustosissimo sapore. Nuota con moltaforza e prestezza, e si pasce d’ uova dipesci, di piccoli granchi e di vermi.
Sulle rive della Norvegia , le aringhe,a quanto dicono alcuni viaggiatori, prin-cipalmente si cibano il’ una specie divermi rossastri che gli abitanti chiamanoroèaal , ovvero nat o silaal ; ma questianimali non sono vermi, poiché ap-partengono alla classe dei crostacei. IlFabrido li ha descritti sotto il nome
Clupea
(f Astacus harengum ; è probabile cheappartengano ai misi di Latreille e diLeach ; sono talmente moltiplicati nel-l’estate, che attignendo un poca d'acquadi mare si ha la sicurezza di tirarne sumolte migliaia. Le aringhe li seguitanodappertutto ove sono trascinati dal ven-to e dalla corrente e questa specie d’ali-mento comunica al loro ventre ed agliescrementi una tinta rossa, la quale sem-bra dipendere, dice Staem, da un umo-re cupo contenuto negli occhi di questicrostacei. Molti hanno pure attribuite al-le aringhe così pasciute, delle proprietàdeleterie e le riguardano per una dellecause delle malattie che affliggono gli abi-tanti del Settentrione ;ma ciò è probabil-mente un errore. Del rimanente, assicu-rasi, che la putrefazione sorprende pron-tamente quelle aringhe che sono state pre-se nel momento in cui ne avevano pienigli intestini.
Ogni anno, in estate ed in autunno^questi pesci partono dal Settentrione, egiungono sulle'coste occidentali dell’Eu-ropa in legioni innumerabili, o piuttostoin fitti banchi d’un’immensa estensione.Si spandono egualmente su certe rive diAmerica , e sulle coste settentrionali del-l’Asia . Credasi generalmente, e Andersonha in singoiar modo dato credito a questaopinione, diesi ritirino ad epoche perio-diche nelle regioni del cerchio polare, percercarvi un asilo sotto i ghiacci dei mariiperborei, e che, non trovandovi un ciboproporzionato al loro prodigioso nume-ro, mandino, al principio d’ogni prima-vera, delle colonie verso le rive più me-ridionali. Alcuni naturalisti hanno pureindicata la strada tenuta da queste emi-grazioni, e le rappresentano divise indue truppe, i cui innumerevoli distac-camenti cuoprono un tratto molto estesodella superficie dei mari. Una di questegrandi colonne, secondo essi, radunasi