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Tomo XIX. [Supplimento.]
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isolati, e nei quali vi sono comunementepiù masclii che femmine. Quando poicomincia la fregola , strofinano il loroventre contro gli scogli o sulla rena, siagitano, imprimono rapidi moti alle loropinne, si pongono talora sopra una par-te ora sopra l’altra, aspirando con forza1’ acqua, e vivamente rigettandola.

Il commodoro Billings ha potuto os-servare i pesci dei quali parliamo inquest’ epoca interessante della loro vita.I! i giugno, osservò, dice Stjuer, che haredatto il giornale della sua spedizione,nel Porto interno di S. Pietro e S. Pao-lo al Kamtschalka, una moltitudine diaringhe, che nuotando formavano deicircoli di quasi una tesa di diametro.Una di esse, in mezzo ad ogni cerchiostava in fondo all’ acqua fra l’erbe esembrava immobile; l’erbe che la cir-condavano presto divenivano d" un gial-lo lucentissimo ; e quando il riflusso la-sciò a secco quei luoghi, 1’ erbe, le pie-tre, il legno, comparivano coperti d’ unmezzo pollice di fregola, sulla quale i ca-ni, i gabbiani ed i corvi si precipitavanoa gara.

Non abbiamo precise notizie sul tem-po che la f regola dell'aringa impiega persvilupparsi, nè tampoco su quello neces-sario a questa specie di pesce per giun-gere alla sua maggior grandezza. La suaordinaria lunghezza è di circa dieci pol-lici. Moltiplica meravigliosamente ; con-taronsì 68606 uova in una sola femmi-na ; è perciò che le aringhe non sembra-no diminuire di numero ad onta di tuttele cause di distruzione che contro lorocospirano.

Nelle loro corse le legioni innumere-voli delle aringhe cuoprono una grandeestensione della supeilicie dei mari, cainminando però in ordine. Le più grandi,le più forti o le più coraggiose sono alla{gsfa. Migliaia di esse Ycugono tolte dui

Ci.upea

seno delle loro file lunghe e fitte, per ser-vire di «ibo ai cetacei, agli squali, a-gli altri grossi pesci ed agli uccelli mari-ni. Un maggior numero ancora muoianelle baie ove si soffocano e s’infrango-no precipitandosi, stringendosi ed am-mucchiandosi contro i bassi fondi e lerive. Quante non ne cadono egualmentenelle reti dei pescatori ? Non vi haj diceDe Lacepede, cala della Norvegia , ove ilprodotto d’ una sola pesca non sia statodi piiù che venti milioni d’aringhe. Sonopicchi gli anni nei quali non se ne pren-dano in quel paese più di quattrocentomilioni, llloch ha calcolato che gli abi-tanti delle vicinanze di Gotlemburgo, inIsvezia, pr endevano annualmente piiù disettecento milioni di questi pesci ; e, non-nostante tutto questo, non è ancor nul-la per così dire, di fronte a quelli cheportano nei loro bastimenti i pescatorideU’lIolstein, del Meclemburgo, della Po-merania, della Francia, dell'Irlanda , del-la Scozia, dell’Inghilterra, degli Stati-Uniti , del Kamtschalka e specialmentedell’ Olanda i quali invece di aspettarglisulle loro còste si avanzano verso di lo-ro e vanno ad incontrarli in alto mare,montati su grandi navi e formando vereflotte. Perciò i pescatori giungono spes-so fino alle isole di Schetland, dalla pias-te di Fairhill e di Bockeness.

Da ciò facilmente comprendesi comeavvenga die i banchi d’ aringhe hannopiù leghe di larghezza su qualche tesa dialtezza, quantunque tutti gl’ individui tisi tocchino, e come siano pier diversi po-poli una miniera piiù fruttifera di luttiquelle del Perù , ed inesausta.

Nulla ritrovasi negli scritti dei Grecie dei Ilomani che sembri indicare chequeste nazioni abbiano conosciute le arin-ghe. I piesci del mare Mediterraneo dove-vano essere infatti i soli, piresso a poco,che eglino potessero osservare e lucil-