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Tomo XIX. [Supplimento.]
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Coca

ìteH’autonno e nel corso della primavera,eh’è la stagione della sua fregola. In que-ste due epoche la sua carne è si delicata,che viene preferita a quella di tutti gli al-tri pesci. Alcuni gastronomi hanno anco-ra spinto il raffinamento sino a far mo-rire i cobiti nel vino o nel latte. Altrihanno procurato di allevarne a fine dipoter procurarsene a loro piacere. A ta-le eifelto, li chiudono in una specie dicassa forata, posta in mezzo alla corren-te di un fiume.

Siccome ponendoli in un vaso la cuiacqua abbia assoluto riposo, presto muo-iono, così quando si vogliano trasportareun poco da lontano, occorre agitare con-tinuamente l’acqua nella quale sono im-mersi, e scegliere un tempo fresco. Conquesta doppia precauzione, Federico I ,Ile di Svezia, fece venire in Germania dei cobiti, che gli riuscì naturàlizzare nelsuo paese. 4

Allorché si vuole mantenere questipesci in un fiume o in un ruscello, sipratica una fossa in una parte sassosa, oche riceva 1’ acqua da una sorgente. Siriveste di graticci o di assi forate, e sipone, fra esse ed il terreno, del concimepecorino, dopo aver fatto alla foss? dueaperture, una per l'uscita e l’altra perl’ingresso dell’ acqua. Si armano questeaperture di una lastra metallica con piùfori. I cobiti che vi s’introducono tro-vano il cibo negli avanzi del concime chesi è avuto cura di porvi ; ma bisogna an-cora dar loro del pane, della canapucciao dei semi di papavero. Così moltiplica-no in modo da far sorpresa.

(Cloqpet.1

COCA. Si conosce sotto questo nomeal Perù una pianta che è un eritrossilo,(Erylhroxylum-coca) gli usi della qualesono molti e vengono menzionati da tut-ti quelli che parlano di quel paese. Lesue frutta seccate servono ivi di piccola

Cocchiume tyy

moneta, come i caccaos presso i Mes-sicani, quantunque un tal uso compari-sca assai poco verosimile a cagione dellapiccolezza di questi semi. Gl’Indiani nemasticano con piacere le foglie mescola-te con una terra bianca bigia e di naturaargillosa delta ivi tacerci ^secondo il Ray-nal, mambi , secondo la storia dei viaggidel La-IIarpe, e che pare non sia altracosa che la cenere di qulnoa. La pian-ta è per questa ragione divenuta un og-getto di coltura ed un ramo considera-bile di commercio, massime nei luoghi,ove si scavano delle miniere, poiché co-loro che vi lavorano non potrebbero re-sistere alla noia ed alla fatica, senza te-nerne continuamente una certa quantitàin bocca, e vengono anche a patti che sialoro diminuito il salario giornaliero pur-ché i proprietari somministrino loro que-sto alimento in quella dose che deside-rano ; talché può dirsi che ciò è divenu-to per loro così necessario quanto il ta-bacco pe"r molti europei ed il betel pe-gli orientali. Don Antonio Ulloa credèfermamente che la coca ed il betel nonsiano che una medesima pianta : nelche andò errato, poiché sappiamo chequesta ultima è un pepe : nia comunquesiasi, giusta l’analogia che esiste tra i lo-ro effetti, pare che la coca sia tonica efortificante.

(Jussieu.)

COCCA. Quella mezza luna di legnoo di ferro, attaccata alla punta dellagruccia, la quale serve per ficcare conpiù facilità nel divelto i magliuoli dellavite.

(GAGUiRno.)

COCCHIETTA. Letticciuolo messovicino ai bordi della nave per uso degliufficiali.

(Stratico.)

COCCHIUME. Siccome il foro in cuiva introdotto il cocchiume si fa con una