nel mezzo una cavità ripiena d’un liquorelatteo, un poco zuccherino, che, quando èrecente, si beve con piacere. La polpa ocarne di questa mandorla è bianca comela neve, succulenta nel fruito non ancomaturo, ma coriacea ed anche filamento-sa nei cocchi molto maturi : nel qualtempo è d’un sapore assai grato : ma co-me tutte le mandorle oleose, potrebberiuscire perniciosa mangiandone di so-verchio.
II pomposo elogio che fanno alcuniviaggiatori di questa palma importanteper molti riguardi, indurrebbe a crede-re che nelle Indie Orientali noncsistessealbero di maggior pregio e più general-mente coltivato di questo: ma De Tus-sac nella sua lunga dimora alle Antille ,giunse a conoscere quanto sia il suo me-rito reale e lo trovò minore della fama.Noncfimeno non puossi negare a que-sto vegetabile la preminenza che ha perla sua bellezza su molta altre specie dipalma. Ed in vero figuriamoci una bellacolonna alta 60 a 80 piedi, col capitelloformato da foglie immense, curvate u-gwalmente in diversi sensi e formanti unpennacchio, le cui parti siano tutte mol-lemente agitate dall’impulso del vento :ed avremo un’ idea del bello di questapalma. Vero è che i fiori, quantunquenumerosissimi, producono assai poco ef-fetto : ma il racemo dei frutti, chiamatoregime , è, a cagione della sua ricchezza,un vero ornamento di quest’ albero.
I fruiti del cocco si mangiano a diver-si periodi della loro maturità. Quandohanno acquistata una grossezza mediasi dicono cocchi di latte , e si mangianocol cucchiaio, essendo la loro sostanzasimile ad un fior di latte un poco denso;aggiungendovi un poco di zucchero e delfiore di arancio, riesce una vivanda de-licata e ricercatissima dai creoli. Quan-do questi frutti sono a perfetta maturi-
Cocco 180
là, la mandorla ha maggior consistenza,ed è anche coriacea fino al punto dinon poter succiarne il succo, ed allorala polpa si getta via ; in questo stalo hail sapore delle nocciuole; ma l’esperietr-za ci ha convinto che questo frutto, peresser molto oleaginoso, riuscirebbe allalunga un nutrimento pericoloso. Con-servando i cocchi per molto tempo dopoche sono stali colti, alterasi la mandorlanella sua sostanza più butirracea che o-leaginosa, irrancidendo e assumendo unsapore sgradevolissimo ; il perché ! coc-chi portati dalle Antille in Europa nonsono tenuti per tal conto in pregio, ed illiquido contenuto nella cavità della man-dorla è appena potabile, e d’ordinarioha anche un sopore cosi disgustoso, chein nulla rassomiglia all’ acqua lattea ezuccherina contenuta nei cocchi freschi.
Il mallo filamentoso che ricopre lanoce del cocco s’adopera alle Indie percalafatare i navigli, preferendosi il suotiglio alla canapa pel suo basso prezzo eperchè più rigonfiasi nell’ acqua. NelleIndie Occidentali non impiegasi, cornonelle Orientali, per far cordami, e ciò acagione d’esservi rara questa pianta, edi trovarvesene molte altre di tiglio piùlungo e più resistente.
Jlammer-Ilalier propose di applicarela buccia ed il mallo del cocco alla tin-tura della seta, del cotone, del lino, ec.nel modo seguente.
Prendesi un recipiente, il quale deveessere di legno scevro di ferro, al pariche tutti gli utensili che si adoperano,imperocché la soluzione di queste bucciocontiene molto tannino e molto .acidogallico e quindi il contatto del ferro annerirebbe il liquore. Pongonsi in questorecipiente la buccia ed il mallo sui qualiversasi dell’ acqua ; e lasciansi infusiper due giorni o più a lungo secondo latemperatura, nel qual modo ottiensi una