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Tomo XIX. [Supplimento.]
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a 86 Cocco

bella tinta d'un giallastro oscuro. Tutti itessuti impregnati dei mordenti comuniacquistano in questo bagno un bel colored’anchina molto solido. Aggiugnendo al-la soluzione una certa dose di sale di fer-vo se ne ottiene un bell’ azzurro carico,che si può variare in più guise secondoil modo come vi si applica il mordente.Se la infusione della buccia di cocco sifa nei varii rossi, ottengonsi molti impiu-mi di colore olivastro, bruni, chiari, ocarichi, assai belli e molto solidi.

Colle mandorle di cocco si fanno del-le lattate, come colle mandorle nostrali:sono queste lattate molto rinfrescanti,e forse anche troppo da riescire per-niciose facendone un lungo uso, peroc-ché nei paesi caldissimi l’uso dei rinfre-scanti è più da temersi di quello dei to-nici. Con queste mandorle e collo zuc-chero si fa ancora uno sciroppo moltoanalogo a quello di orzo. Se ne fannopure dei canditi, ma questi hanno l’in-conveniente di non durare lungo temposenza irrancidire.

Malgrado 1’ annua rendita che unapianta di cocco può dare, e che valutasia 66 franchi all’ anno, e, malgrado cheper la sua bellezza riesca questo vegeta-bile sotto molti riguardi assai delizioso,pure è rarissimo a San Domingo, dove,peraltro è considerabile, il commercioche si fa delle sue frutta raccolte nelleisole vicine per l’Europa . Ma ciò chereca più meraviglia si è che non si cer-chi di moltiplicare maggiormente que-st albero che cresce nelle più aride ter-re sabbionose, massime in riva al mare,e comincia a dar frutta in capo a cinqueo sei anni.

Se diamo fede ai racconti dei viaggia-tori, si fa alla China un uso estesissimodel cocco. Il suo tronco serve alla co-struzione delle capanne dei poveri, e lefoglie di coperta a queste capanne me-

Cocco

desimeli scrive anche su queste foglie,*se ne fanno delle stuoie, dei cappelli, deipanieri, ed altri utensili pegli usi dome-stici.

Sottoponendo alla pressione la polpadelle mandorle, se ne trae un olio densoche può servire di condimento : quest’o-lio però irrancidisce per poco che siserbi, cosicché conviene usarlo subito.

Adoperossi quest’ olio per la illumi-kàziose a gas (V. questa parola), decom-ponendolo alla stessa guisa che si fa pe-gli altri olii, e se ne ottenne un gas chedava una bellissima luce. Ventisette litripossono alimentare 3o lumi per io oredando doppio volume di gas di quellache fornirebbe la stessa quantità d’ oliodi pece. Non abbisogna di essere de-purato coll’ acqua di calce ed ostruiscemeno dell’ olio di pesce i tubi, produ-cendo meno pece. Si liquefa in un pic-colo vaso e di là si introduce in una stor-ta arroventata lasciandovelo cadere goc-cia a goccia. Per ridurre in gas la an-zidetto quantità consumansi circa 68 chi-logrammi di carbon fossile, e il costo diquesti materiali era in Inghilterra, ove sifece questa applicazione, di 1 5 scellini(i 8 fr -, 9 o) per l’olio di cocco e di i scelli-no e 6 denari ( pel carbone.

Oltre a questa spesa vi era quella di 3scellini ( 3 fr -, 78 ) pel sopraintendente.L’apparato era solido e semplicissimo ilgas puro e luminoso. Si vede che il co-sto di ogni lume riducevasi a 8 centesimiall’ ora.

Nelle Antille si fanno colla noce delcocco vasi diversi destinati a varii usi,e sui quali i naturali del paese fannodelle graziose e maravigliose cesellature,avuto riguardo alla qualità degli stru-menti di cui si servono, rappresentan-dovi differenti animali, piante, alberi edanche paesaggi.

Tanto il liquido contenuto nella cavità