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Tomo XIX. [Supplimento.]
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jpo Cocomero

escono »al ceppo di quelle e si piante-ranno alla distanza di circa 4 decimetri.In mancanza dei polloni potranno servi-le anche gli avanzi delle radici, o i gros-si rami laterali delle medesime. Quandoqueste piante hanno messe le prime fo-glie gioverà sarchiarle, poscia non abbi-sognano d’altre cure, che di coglierne leradici quando sono giunte al secondo an-no, giacché al terzo riescono legnose ecoriacee. Periscono più facilmente pelsecco che per l’umido, e riescono meglioall’ ombra che al sole. Hanno le stesseproprietà mediche della coclearia offici-nale e servono a preparare gli stessi me-dicamenti e vengono anzi preferite perfare lo spirilo di coclearia.

(Loisei.eur Desi.ongchamps—Filippo Rè.)

COCLEATO. Dicesi nelle arti ciòche è attortigliato a guisa di coclea.

(Alberti.)

OOCLOSPERMO. Genere di piantestabilite dal liunth e adottato da variibotanici, una specie del quale, distintadallo Sprengel col nome di Cochlosper-tnum tinciorium cresce, al Senegai, ovese no adopera la radice, che contieneun abbondante principio colorante gialloper tignere le telerie di cotone. V. bom-bice.

(Antonio Brucalassi.)

COCOMERINO. Specie di bullettacon capocchia di ottone di cui fannouso molte arti e fra le altre specialmentei sellai ed i tappezzieri. (Alberti.)

COCOMERO. ( Cucurbita citrul-lus Linn.j. Distingnonsi alcune varietàdi questa pianta, le quali qui accennere-mo, e parleremo pure alquanto del mo-do di coltivarla e dei prodotti che se neottengono, formando essa l’oggetto d’unramo di industria agraria e di commer-cio di qualche importanza.

La varietà di cocomeri che dà le

Cocomero

fruita più grandi che si conoscano è ilcocomero di Pistoia , così chiamato per-chè, quantunque v’abbia di queste frut-ta grossissime anche in altri paesi, come,per esempio, nel Ferrarese, pure quelledi Pistoia sono le più stimate. Sono diforma sferica ed hanno il seme nero, Equesta la varietà coltivata più general-mente in Italia e massime in Lombardia ove però impiccolisce perchè il terrenole conviene meno. Targioni la chiamacucurbita citruìlus maximus.

Il cocomero di Napoli £ più piccolo,di seme bianchiccio, talvolta ad orlo ne-ro. E comune nel Napoletano e chiama-si cucurbita citruìlus medius. Il coco-mero moscadello ha la polpa men rossaed i semi rossi. Quello di seme mondoha semi teneri che mangiami colla pol-pa, ma è più scipito. Inoltre vi ha il co-comero ovale, così detto dalla sua for-ma, e quello giallo che riceve il nomedal colore della sua polpa che avvicina-si all’ aspetto di quella delle zucche.

Sulla coltivazione del cocomero ninnovi ha che abbia scritto in modo istrutti-vo e conveniente quanto Francesco Ta-lini di Pistoia le parole del quale cre-diamo utile di qui riportare.

» Due specie di cocomeri conosconoi nostri contadini,'cioè quelli che comu-nomente diconsi nostrali , e quelli chediconsi napolitani. Questi si distinguonodal frutto, venendo un poco più picco-lo, di una buccia più chiara e sottile,e di un sapore più grato dei così dettinostrali. Questa qualità o specie di co-comeri non è molto che è stata intro-dotta nel nostro territorio; ed io benmi ricordo che nella mia prima gioventùnon si conosceva. Il Trinci in fatti nelsuo trattato sopra la coltivazione de’co-cnmeri non ne fa menzione. Porlo opi-nione che recati i semi dal Napoletanoo dalla Sicilia abbiano perciò ritenuto il