Cocomero
volta che ricomparisca. Per minorare idanni della nebbia-ruggine , altra infer-mità che rovina molti cocomeri, non v’èaltro rimedio che l’usare concimi ben di-geriti ed asciutti ; cioè colombina, fuliggi-ne e simili, stando lontani daque’di stal-la. Il terreno governato con materietroppo grasse, e la stagione umida ca-gionano o certo favoriscono entrambiquesti morbi.
Prima di abbandonare questo argo-mento ne è d’uopo di qui notare, comeil Morelli osservando la grande abbon-danza dei semi di cocomero e il ve-run uso di essi, eccettocchè per letame,pensò di porli a profitto traendone olio.Da un chilogrammo e mezzo di semi con-tusi ottengonsi cliil. 0,18 di olio ; e lastessa quantità di semi ridotti in farinae leggermente, torrefatti ne diede chil.48 . Questo olio è preferibile a quello dimolte altre piante meno produttive. Cpiù rare o difficili a raccogliersi. Vennepresentata all’ Ateneo di Brescia unabottiglia di olio ricavato colla spremi-tura a freddo, di un color giallo pallido,di cui lo si spoglia col carbone animale,rendendolo anche più chiaro e più liqui-do. Ha poco odore e prendesi facilmen-te al calorico ; è un po’ dolce e somigliaper viscosità all’ olio di uliva, di cui èpiù leggero pesando 0,9288, l’acqua es-sendo 1,0000. L’alcoole e l’etere nesciolgono qualche centesima parte ; a a 0di lì. c gelasi, deponendo la stearina al-quanto colorata ; combinasi cogli ossidi«li piombo : scolora il camaleonte rossosenza scemare di limpidezza. Assogget-tato a vari esami dal chimico bologneseStefano Grandonij si trovò che fa tra-sparente la carta e scioglie pochi cente-simi di fosforo e di zolfo. Provato cogliacidi concentrali tingesi color di sangue,indi rosso bruno e si addensa, senza dif-fondere verun odore. Cento parti di
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quest’ olio contengono 42 di stearina, e58 di oleina ed un po’di mucilaggineda cui si può depurare con un quartodel suo peso d’ acido solforico. L’ oliochiuso e suggellato nella bottiglia che da10 mesi conservossi nell’Ateneo, lasciòcadere al fondo molti fiocchi mucilaggi-nosi fino a un decimo d’ altezza dellaboccia. Al principio però della calda sta-gione questo sedimento cominciò a scio-gliersi e nel luglio, senza muovere la bot-tiglia, l’olio ritornò limpido come prima.E buono per condire e cuocere le vi-vande più che 1 ’ olio di ravizzone, edarde poi benissimo nelle lampone avvi-cinandosi più d’ ogni altro alla bontàdell’ olio di uliva. Nella spremitura nonsi devono usare torchi di legno che ab-biano servito per altri olii, e per quellidi metallo converrà bene snettarli, altri-menti le sue qualità ne rimarrebbero al-terate. (Filippo Re —D. Morelli.)
CODA. Le code di varii animali han-no nelle arti alcune utili applicazioni, co-me quelle di cavallo (Y. crine), di bue,ec. Accostumasi tagliare la coda ai caval-li da lusso con metodo venutoci d’In-ghilterra, ed abbiamo veduto alla parolacavallo come questa operazione si fac-cia. Degli usi delle code di altri animaliparleremo negli articoli che a ciascuno diquesti particolarmente si riferisce.
(G.**M.)
Coda. Dicono i conciatori quella par-te del cuoio e delle pelli che è pressoalla coda delle bestie. (Alrehti.)
Coda Nome col quale si chiama inmarineria una corda minuta, lunga unbraccio o due chi si attiene un’altra ma-novra più grossa o ad un bozzello, ed èdestinata ad essere avvolta e legata adun’ altra manovra o ad un altro corpoche si voglia tirare o alzare.
( Stratico. )
Coda di lepre ( Alapecurus agrestis