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una massa pastosa che non potrebbe es-sere attraversata dall’ aria che assai dif-ficilmente, come anche perchè la maggiorparte dei carboni fossili contenendo delsolfuro di ferro, si otterrebbe sempredalle ghise un ferro fragile anche a cal-do. Il principale oggetto della ridu-zione del cavbon fossile in colse si èadunque di privare questo combustibiledella proprietà di fondersi al fuoco, e disbarazzarlo dalla maggior parte dellozolfo che contiene. Egli è di tutta evi-denza, che se la privila condizione è ot-tenuta con quest’ operazione, la secondaè ancora ben lontana dall’esserlo. Infat-ti il bisolfuro di ferro passa, durante lacarbonizzazione, allo stato di solfuro odi persolfuro, perdendo solo la metào il quarto del suo zolfo. Il resto puòagire in conseguenza sulla ghisa duran-te la fusione negli alti forni, e produrrelo stesso genere di effetti che si ha mo-tivo di temere dal bisolfuro stesso.
Sembra però che questi timori sianoesagerati, e che la presenza dello zolfonel colie iufluisca poco sulle proprietàdel ferro; ma non è meno evidente chese si vuole del coke senza zolfo, bisognascegliere un carbon fossile che non con-tenga solfuro di ferro, e che la prepara-zione del coke in luogo d’ essere consi-derata come un dissolforamenlo del car-bon fossile, come altre volte facevasi,non ha altro vantaggio che quello di far-lo abbruciare senza che si fonda.
Il consumo del coke nel lavoro del-le miniere di ferro è cosi grande, e lequalità fisiche ’ di questa materia hannotanta influenza, che si cercarono diversimezzi per render celere la carbonizza-zione del carbon fossile, con metodi facilie sicuri, operando su grandi masse, econservando al coke i caratteri fisici op-portuni per lavorare il ferro.
Si possono ridurre a tie principali
l,
Core
tutti i metodi impiegati per la fabbrica-zione del coke. Il primo, su cui quiinsisteremo poco, consiste nel distillareil carbon fossile- in una storta di ghisa.Questo è quello che si adopera quandosi vuol raccogliere il gas per l'illumina-zione; ma questo metodo, che è imprati-cabile nelle grandi quantità, fornisce delcoke che sarebbe troppo costoso e trop-po rigonfio per le fucine. Lo si vended’ordinario per uso domestico. Ritorne-remo su questo soggetto quando ci oc-cuperemo dell’ illuminazione a gas.
Il secondo si avvicina molto al me-todo ordinario della carbonizzazione del-ie legna in cataste. Questo metodo fu po-sto in uso dagli Inglesi, sino dall’originedella preparazione del coke, per le ma-nifatture di ferro. Venne poi introdottoin Francia nel 1772 da Jars, che fecemolte esperienze su questa materia sen-za grande successo, essendo stato questomodo di trattamento poco compreso inquei tempi dai proprietarii di fucine.
Finalmente, il terzo metodo consistenell’ uso di fornelli variati, che hannoper iscopo di rendere la carbonizzazio-ne del carbon fossile più facile e piùproduttiva, e applicabile a grandi masse.
Egli è necessario, per intendere que-sti diversi metodi, di stabilire alcuni prin-cipii generali relativi alla distillazionedei carboni fossili.
Colla distillazione i carboni fossili for-niscono un residuo carbonoso (che è ilcoke), dell’acqua carica di sali ammo-niacali, del catrame e dei gas che consi-stono in idrogeno più o meno carbona-to, in ossido di carbonio, in acido car-bonico, in acido idrosolforico ed in sol-furo di carbonio in vapore. Nella distil-lazione ordinaria, questi gas servono al-l’illuminazione ; negli altri metodi dicarbonizzazione, si abbruciano a misurache si sviluppano, e contribuiscono a fa?