Coke
innalzare la temperatura della massa,economizzando una parte del coke.
I prodotti della distillazione varianoin ragione della composizione dei carbo-ni fossili e del coke. Quando il carbonevi si trova in grande quantità, l’olio chesi forma è più denso; il contrario haluogo coi carboni fossili poveri. Tutti icarboni fossili danno deboli tracce d’am-moniaca, che si tentò spesse volte diraccogliere, ma sino ad ora non si è po-tuto giungere a rendere lucrativa questaspeculazione.
I carboni fossili a coke polveroso epoveri di carbone offrono delle tracce diacido acetico ; essi danno sempre del li-quido acquoso in proporzione più gran-de relativamente al fluido oleoso, che icarboni fossili a coke in fritta, ed in que-sti ultimi tale proporzione è ancora piùgrande che nei carboni fossili a coke ri-gonfio. La quantità dei gas è in ragio-ne inversa della quantità del carboneche contengono. Questi gas sono Semprein minor quantità nei carboni fossili chenelle ligniti ; ma nei primi, le combina-zioni d’ idrogeno e di carbonio sono piùdominanti e più ricche di carbonio, ciòche rende il gas più opportuno per l’il-luminazione. Quanto più il carbon fos-sile è capace di rigonfiarsi, tanto più si■aumenta la proporzione dei carburi diidrogeno in vapore nqi miscugli gasosi.Non se ne sviluppa 1’ acido idrosolforicoche quando il carbon fossile contiene delbisolfuro di ferro, ciò che accade quasisempre.
I carboni fossili della terza e della se-conda classe, nei quali poca è la quantitàdi carbonio,soffrono una decomposizionesensibile al di sotto del calor rovente,ed anco in questi carboni fossili, sino ache la temperatura è bassa,la decompo-sizione non fa che progressi poco sen-sibili, La sostanza oleosa non si svilup-
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pa mai che al calor rosso «scuro. Tutti icarboni fossili esigono un debole calorrosso per incominciare a decomporsi, edun color rosso vivo per terminare. Nonvi è alcun carbon fossile che colla distil-lazione, oltre all’ olio ed ai gas , nonisviluppi anco dell’ acqua.
In tutti i carboni fossili, come nellelegna ordinarie, la quantità del carboneottenuto differisce secondo che si è fattouso di un calore lento o di un calor ra-pido. Questa differenza è tanto più for-te, quanto minor carbone è contenutonei carboni fossili. Le differenze poi deiprodotti in tutti i carboni esaminatida Ifarsten non eccedono il C per ioo.Il prodotto in coke dei carburi fossiliordinarli a coke rigonfio, ricchi di car-bone, non varia punto al di là del 4 perroo nei due ultimi metodi di carbonizza-zione. Questo punto merita dunque pocaattenzione; ma non è lostesso di un’altraproprietà molto notabile per le sue ap-plicazioni. Un calor debole e spinto leu-tissimamente sino al più forte calor ros-so, diminuisce nei carboni fossili la pro-prietà di fornire un coke tanto in frittache rigonfio. Quel carbon fossile, cheessendo sottoposto ad un’ incandescen-za rapida, produce del coke in frit-ta, può, col mezzo di un calore spintolentissimamente, fornire del coke polve-roso. Egli è principalmente nei carbonifossili intermediari dell'una e dell’ altraclasse che si osserva questo fatto. Cosicon un calor lento, un carbon fossile acoke debolmente rigonfio fornirà unamassa meno porosa, meno estesa, menoleggiera che se vi fosse applicato rapida-mente un calor rosso vivo, e darà delcoke in bitta. Quest’ osservazione puòinfluire sulla scelta dei metodi di car-bonizzazione che siamo per descrivere.
Carbonizzazione nulle carbonaie.Per carbonizzare il carbon fossile , o