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Tomo XIX. [Supplimento.]
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io4 Coke

per convertirlo in coke nelle carbo-naie, lo si riduce in pezzi di tre o quat-tro pollici cubici, di cui si forma sopraun piano orizzontale un cumulo co-nico di 4 a 5 metri di diametro e di cir-ca rj o a centimetri d’ altezza ; questesono le dimensioni le più convenientiper ottenere una carbonizzazione com-piuta.

Terminata la carbonaia, la si ricoprecon paglia e terra pura leggermenteumettata , avendo cura di mettere lostrato di paglia abbastanza grosso perchèla terra non penetri tra i pezzi di car-bon fossile, ciò che nuocerebbe allaazione del fuoco. Si può sostituire allapaglia delle erbe o delle foglie secche ;si è anco tentato, ma senza successo, difar uso di piote d’ erba ; ma nei luoghiove la paglia è scarsa e cara, si segue unaltro metodo. Ecco in che consiste.

Terminata la disposizione della massasi ricopre la parte inferiore sino all’ al-tezza di circa un piede dal suolo, conpiccoli pezzi di carbon fossile crudo ; ilresto della sua superficie viene ricopertacon frantumi assai minuti di coke.

Con questo metodo non si ha biso-gno, come cogli altri, di fare dei fori al-l'intorno per l’uscita del fumo; gli inter-stizi lasciati dai piccoli pezzi di cokefanno lo stesso effetto.

Quando la carbonaia è coperta sinoalla sommità, si gettano alcuni carboniaccesi in un’ apertura di circa 6 od 8pollici di profondità , che si ha avutocura di lasciarvi nel formare la carbo-naia ; si termina poi di riempire il vacuocon altri carboni, e quando si giudicache il fuoco sia acceso, si ricopre l’aper-tura suddetta; tutto il resto dell’ opera-zione prosegue come nella carbonizza-zione delle legna (V. cabbone di legna.)

Una carbonaia della dimensione indi-cata esige quattro giorni di fuoco ; ma

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molte ore di meno se è stata ricopertacon paglia e terra. Il carbon fossile ren-de in peso il 4° per ioo di coke.

Questo metodo ha ricevuto diversemodificazioni che hanno per iscopo diaccelerarlo o di renderlo applicabile aicarboni fossili pei quali non riuscirebbese non si facesse uso d’ alcuna precau-zione particolare.

Nella maggior parte delle fucine at-tualmente si dà alle carbonaie la formadi un prisma più o meno lungo, di lar-ghezza di circa tre metri alla base, e dilunghezza variabile, ma al solito di 20a 4o metri. Si pongono i grossi pezzi dicarbon fossile verso il mezzo e il car-bou fossile minuto sui lembi. L’ altezzadella carbonaia è di un mètro al più. Visi mette fuoco dall’alto e sopra diversipunti ad un tempo. L' andamento dellaoperazione è lo stesso che nel caso pre-cedente, ma la carbonizzazione si com-pie in ventiquallr’ ore.

Quando il carbon fossile è un pocosecco, questo metodo riesce male ; e oc-corre in tal caso di modificarlo per ren-dere la corrente d’ aria più regolare epiù energica, poiché i carboni fossiligrassi si carbonizzano ad una tempera-tura iniziale più bassa di quella necessa-ria pel carbon fossile secco.

Il celebre metallurgico inglese Wilkin-son imaginò di porre al centro della car-bonaia un cammino di mattoni con alcunifori nella parte inferiore per conservarelibera una uscita costante al fumo.

Tiene questo cammino sei grandi forinella parte inferiore e altri fori («iù nu-merosi ma più piccoli, posti al di sopradei precedenti. Il massiccio del cam-mino è di mattoni, ed è ricoperto allasommità da una corona di ghisa, la qua-le preserva i mattoni superiori da qua-lunque deterioramento.

Il cammino ha 1 metro di diametro