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Tomo XIX. [Supplimento.]
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Coke

Onesti tubi vanno a terminare nei cam-mini elevati che trasportano via i gas. tperò importante di non riscaldare que-sti ultimi sino a rosso nel cammino, sesi vogliono evitare le pericolose detona-zioni che possono aver luogo. Infatti con-tengono questi gas molto idrogeno car-bonato o dell’aria, che possono costitui-re un miscuglio detonante quando il casoporli che le due sostanze s’incontrino inproporzioni convenienti.

Il carbon fossile trattato in tal modorende circa un decimo del suo peso di ca-trame, nelle operazioni in grande. Que-sto catrame distillato fornisce un olio chesarebbe suscettibile di essere messo aproGtto nell’ illuminazione a gas. Sottoquesto riguardo è possibile che neglistabilimenti dove si fabbrica il coke, visia del vantaggio nel raccogliere il catra-me. Tra gli apparali suscettibili di esse-re impiegati nella produzione del cokesenza perdila di bitume, egli è chiaro chequello usato da Chabeaussière per la car-bonizzazione delle legna è uno dei piùconvenienti (V. carbose di legna).

Gettiamo ora un colpo d’ occhio sulcomplesso di questi metodi.e sui loroprodotti. Prenderemo per tipo di con-fronto la distillazione dei carboni fossiliin vasi chiusi. Si trovano dei risultamen-ti di questo genere nel prospetto delleanalisi di Karsten ; questi risultamentiindicherebbero una perdila enorme, laquale però non dee essere consideratacome reale nella maggior parte dei casi.

I carboni fossili a coke in fritta pro-ducono colla distillazione circa 8 cente-simi di più in coke che colla carbonizza-zione in carbonaie. Questa differenza èinsignificante, poiché rappresenta il car-bone necessario per effettuare la distil-lazione. Non può dirsi Io stesso pei car-boni fossili a coke rigonfio; la differen-za tra L prodotti ottenuti coi due metodi

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può giugnere a i 5 o ao per 100. Egliè facile di rendersene ragione ; poiché dquna parte essendo il gas idrogeno piùabbondante, si forma maggior quantitàdi bitume e di gas carburato, e dall’ al-tra essendo il coke più poroso, se ne ab-brucia di più durante 1 ’ operazione. Sipuò rimediare in parte al primo di que-sti inconvenienti, disponendo il carborzfossile in modo che abbia ad incominciarea carbonizzarsi dall’ allo, acciocché i gassviluppati dagli strati inferiori venganoabbruciati, e servano così alla carbonizza-zione degli strati superiori. In quanto alsecondo, non può essere tolto che colraddoppiare le precauzioni nel sorveglia-re le carbonaie.

Del resto, non è meno evidente chenon vi sarebbe vantaggio nel carboniz-zare i carboni fossili poco fusibili entroforni o apparati di distillazione, mentreal contrario pei carboni fusibili, tuttiquesti apparati potrebbero offrire risul-tamenti degni d’attenzione.

Siccome ognun vede che nella fabbri-cazione del coke vi ha sempre grandesvolgimento di calore, una parte delquale va perduto, così nacque in talunoil pensiero di porlo a profitto, e citere-mo fra gli altri Renato Minet di Parigi ,il quale, nel 16 novembre 1829, chieseun privilegio di 1 5 anni per fornaci dinuova forma per fare il coke, nelle qualivolevasi utilizzare il calore oggi perdutoa cuocere il gesso, la calce ed altro. Pareperò che il trovato non desse adeguativantaggi,imperocché vediamo il privilegiodichiararsi scaduto il 27 dicembre 1 833 ,cioè,dopo soli 4 anni. Chi volesse cono-scere queste fornaci può vederle descrittenel T. XXVII della Descriplions des bre-rvets a pag. 328. Siccome una gran par-te del calore prodotto dalla combustionedei gas è necessario alla operazione cosìstimiamo che il poco che rimane di