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Tomo XIX. [Supplimento.]
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carsi Cortvenientemente pe(r otlenere Ioscopo che si ha di mira. Papin fu il pri-mo a provare, mediante la pentola cheporta il suo nome, che si poteva spoglia-re le ossa di tutta la gelatina che essecontengono, e questa sì importante sco-perta rimase per lungo tempo senza ap-plicazioni, nè se ne conobbero veramen-te i vantaggi che ai nostri giorni.

Invero le ossa, che una ventina d’an-ni fa non avevano pressoché veruu uso,sono oggidì ricercate per diversi rami diindustria che ne traggono partito, sicchési vendono a prezzo alquanto alto. Laquantità di colla che possono produrrevaria notabilmente secondo il genere diesse, gli animali donde sono tolte e laetà di questi. Le ossa piatte e sottili sipreferiscono alle altre, massime operan-do coll’acido, perchè spogliansi più pre-sto della loro gelatina. Le ossa degli ani-mali giovani ne contengono in maggiorcopia e la cedono più facilmente; nulla-meno le ossa lunghe dei castrati, che uc-cidonsi talvolta ad età molto avanzata,vengono assai ricercate, perchè danno unbuon prodotto. Le ossa di cavallo sonomolto calcaree e danno una colla assaicolorita, pel che se ne adopera meno chesia possibile.

Della scelta delle ossa e dell’estrazio-ne della colla di esse parlossi a lungo al-1’ articolo gelatina del Dizionario alquale, come a compimento del presente,rimandiamo il lettore.

Le ossa contengono una quantità digrascia molto notabile che può utilmen-te adoperarsi in altre arti e che nuoce-rebbe alla preparazione della colla. Perprivamele tagliansi in pezzi sovra un cep-po, battendole con una scure, poi si fan-no bollire nell’acqua. La grascia si fon-de soprannota sul liquido e levasi conuna grande cucchiaia molto piatta ed as-sottigliala sugli orli. Quando non se ne

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scorge più levansi le ossa con un cuc-chiaio bucherato e mettonsi in panieri asgocciolare. L’ acqua bollente può ser-vire per molte operazioni di seguito, ciòche fa risparmiare molto combustibile.

Può ottenersi la gelatina dalle ossacosì digrassate in tre maniere diverse ;i.° riscaldandole in una pentola papinia-na od autoclava ( V. questa parola) ; 3. 0levando loro i sali calcarei coll’ acidaidroclorico ; 5.° esponendole al vaporetenuato ad una temperatura costante.

Delle due prime maniere abbiamo alungo parlato all’articolo gelatina dianzicitato. Aggiugneremo che si era pro-posto di adoperare per ottenere la collaforte di ossa, in luogo dell’acido idroclo-rico, l’idroclorato neutro di calce che ri-mane nelle fabbriche di soda, detto vol-garmente olio di calce e 1’ acido solfori-co, ma, a quanto pare, senza il buon ef-fetto che se ne sperava. Inoltre osserve-remo essersi riconosciuto che per 1’ ap-parecchio dei tessuti giovava che la collafosse alquanto acida, perciocché essendoallora igrometrica conservava una mag-giore flessibilità. Si prepara quindi talo-ra della colla appositamente acida, la qua-le in tal caso lavorasi entro a caldaie dipiombo, acciocché non vengano intacca-te dall’acido nè si formi un sale che co-lori la colla.

Sulla terza maniera ci tratterremo quilungamente siccome quella, che stimiamola migliore e della quale meno si è parla-to nel Dizionario : perciò riferiremo quii varii studii fattisi su questo argomentoda A.J. Briers di Londra , il quale imagi-nò un apparato per preparare la colla diossa, che è il più perfetto che si conosca,narreremo i tentativi che condussero ilBriers alla costruzione del suo apparatoe daremo un confronto del metodo dalui proposto con quelli usati dapprima .Trarremo queste interessanti notizie dalla