quando la colia è alcalina. Questo saleadoperato nel modo e nella dose dianziindicati, non solo produce la chiarifica-zione della gelatina, ma facendo corpocon essa le accresce consistenza, forza etenacità , la preserva dall’ alterarsi nelsuo diseccamento, la rende meno atta adattrarre 1’ umidità dell’ aria quando èsecca ; ed ha perfino la proprietà di ri-mediare al difetto della cottura ; perciòè da preferirsi ad ogni altra sostanza.
Evaporazione 'della gelatina nellastnj'a e'. Nell’ antico metodo la gelatinaall’ uscire dal tamburo portavasi in unbacino a tubo serpeggiante, simile aquello n' (fig. 5) ; la cui grossezza, com-presa la sua distanza dal fondo del baci-no era di 3 pollici e mezzo, nè si potevacoprire con meno di 3 pollici e mezzo a 4pollici di liquore ; conveniva quindi eva-porare una massa di liquido, grossa 7 a8 pollici, e dopo la alterazione da essaprovata nel tamburo, esporla di nuovoall’azione del vapore per portarla al pun-to di concentrazione opportuno e la-sciarcela per un tempo assai lungo, ilquale non poteva abbreviarsi a cagione<lel modo come era costruito 1' apparatache non permetteva di evaporare minorquantità di liquore e che era inoltre sog-getto ad altri inconvenienti. Il liquoreconcentrato convenientemente attacca-tasi alle pareti del tubo a misura che seIo traeva dal bacino e vi formava unacrosta difficile a staccarsi. La disposizio-ne orizzontale e serpeggiante del tubo,impediva che si potesse giugnere sottodi esso per lavare e nettare conveniente-mente il fondo del bacino : convenivaadunque cercare con ogni studio il mo-llo di togliere questi difetti, imperocchéla evaporazione della gelatina è una ope-razione che addimanda la maggiore dili-genza, e dalla quale dipendono in granparte la bellezza e la qualità della colla.
Colla 337
L’ apparato c' a fondo di stufa soddisfi!a tale bisogno ; la superficie piana di es-so fa che vi si possa evaporare la piùpiccola quantità di gelatina, cioè quantopoco liquore si vuole; vantaggio immen-so, poiché non evaporando che 3 pollicidi liquore ad un tratto, invece di 7 a 8$come dovevasi fare dapprima, non ri-mane questo esposto all’ azione del ca-lore per concentrarsi a dovere che pocopiù d’un terzo del tempo che occorrevacoll’antico apparato. Siccome però si puòguastare questo liquore, dandogli un ca-lore troppo forte, così, benché si possaregolarlo mediante il robinetto i', tutta-via deesi anche invigilare perchè il sob-bollimento sia uniforme e regolare intutta la superficie del liquido, cosa facilead ottenersi quando si regolino conve-nientemente i robinelti i\r' ( fig. 5 ).
Osservazioni. I vasi ed i tubi, nonchétutte le parti di questo apparalo in cuisi ha a far iscorrere il vapore devonoprimieramente provarsi ad una pres-sione di 100 gradi atmosferici. La cal-daia esige le slesse cure di quelle dellemacchine a vapore (V. caldaia).
In conseguenza del principio sul qua-le fondavasi un tempo l’apparalo, innan-zi a ciascuno dei rubinetti che sono albasso dei vasi d,e\J’' e danno sfogo alvapore, doveva esservi una valvula di si-curezza ; nel nuovo apparalo si omisetale complicazione sostituendovi una solavalvula in sul tubo c', la quale serve tan-to alla sicurezza di questo tubo che aquella dei vasi che essa alimenta.
Si omise, per le ragioni addietro ac-cennate il tubo serpeggiante nei bacinic\J\ ina se lo lasciò in quello d' perchèmeglio potessero sgocciolare le fecce ai-traverso del canovaccio posto su questotubo dopo estratta la gelalina.
Essendosi riconosciuto per esperienzache, durante la rotazione del tamburo, le