e ridotta in tavolette non può più con-ciarsi.
Se la concia allo stesso modo dellepelli. Dopo averla fatta gonfiare se laimmerge primieramente in una debolesoluzione di concino ; quando questa èesaurita del suo principio astringente, visi sostituisce una decozione più carica, e.si continuano le immersioni fino a che lagelatina non tolga più nulla alle soluzio-ni. La pressione giovo anche in tal casoad accelerare la operazione, come per lepelli. (V. PEI.ACANE.)
La gelatina conciata è affatto insolu-bile sì a caldo che a freddo, inalterabilenell’ aria calda ed umida e non soggettaa putrefarsi. Quella provvegnente dalleossa mentre è recente ha una semi tra-sparenza, ma diseccandosi diviene quasiopaca e prende l’aspetto del legno, men-tre invece quella dell’ avorio conservatutta la sua trasparenza e somiglia allapiù bella tartaruga in maniera da ingan-nare chiunque. La gelatina conciata puòlavorarsi come la tartaruga, ma in Inghil-terra accostumasi principalmente di trat-tare con acido debole gli oggetti d’ avo-rio già lavorati poscm conciarli. In talguisa ottengonsi a basso prezzo piccoliutensili della maggior bellezza, che simacchiano e si colorano alla stessa guisache la tartaruga naturale. (Y. avorio.)
(Peaouze.)
Concia delle reti. Diverse sono tra’pe-scatori le opinioni circa al perchè sotto-pongansi le reti a simile preparazione.
V’ha chi sostiene, essere primo scopodella concia la tintura delle reti in un co-lore fulvo per ingannare il pesce, acciònon s’accorga che esistono tese nell’acquaed abbia a fuggirle, loccliè sperimentossiavvenire usando di reti non tinte ; altrifanno consisterei! principale vantaggio diquella preparazione in una patina resino-sa, che dicono farsi aderente al filo delle
Concia
reti medesime,per cui possono più a lun-go resistere all'azione dell’acqua. La mag-gior parte però, abbenchè non ne sappiarendere la ragione, pure ammette l’utilitàdella tintura, per una maggior consisten-za che acquistano le reti colla loro im-mersione ripetuta nella decozione di ma-terie concianti, alla qual consistenza di-dono giovare anche il color rosso-brunoche acquistano.
Circa la prima opinione, non essendoessa affatto inverisimile quanto all’oscu-ro colore, abbenchè alcune specie di pescipiglinsi più facilmente a rete bianca, cre-diamo inutile il trattenerci. La secondarisulta insussistente allorché si consideri,non essere la resina solubile neU'acqua nèa caldo nè a freddo, e restar essa quindiaderente alle altre parti insolubili che de-positatisi nel fondo della caldaia.
Se dalle chimiche proprietà della re-sina non ci constasse un tal fatto, i se-guaci di questa opinione potrebbero for-se avere un appoggio nella preparazione,che con un miscugli» di venere comunee catrame facevasi anticamente presso dinoi alle reti prima dell’introduzione del-la corteccia di pino. Come però da piùd’ un secolo ebbe a lasciarsi un tal me-todo, nè potemmo riscontrare eh’ esistaveruno scritto che ne dia la meuomaidea,così non ci fu possibile di procurarci al-cuna esatta cognizione sulle proporzionidelle sostanze componenti quel miscuglio,sulla maniera d’ usarlo, nè sull' effettosuo sulle reti che con esso tingevansi.Pare bensì potersi dedurre, che pocovantaggio se ne ritraesse, se coll’intro-duzione della corteccia del pino si è tra-scurato a segno quel metodo da non te-nerne alcuna memoria.
Abbenchè non siasi per anco esatta-mente definita l’azione del concino suifilamenti dei vegetabili, e Duhamel duMonceau medesimo, pensi esser proba-