4oG Conciso
e le resino, la canfora, ec., sotto 1’ azio-ne dell’ acido solforico, danno delle so-stanze dotate della proprietà conciante.Donde venne la necessità d’ammettereun numero infinito di specie di concino,o almeno delle varietà differentissime diuna medesima specie.
Tale eralostato della scienza nel i 809allorché Chevreul ripetè le esperienzedell’ Ilatchett, su le principali sostanzeche egli aveva denominate concini artifi-ciali e fu condotto a questa conclusione,che le proprietà di precipitare la gelati-na trovansi in uij numero troppo estesodi corpi, dotati di altre proprietà che lidistinguono estremamente tra di loro,per potersi ammettere come carattere diuna specie, oppure di un genere di spe-cie. I lavori ai quali diedesi dappoi lostesso sulle sostanze dotate di sapore a-stringente, e della facoltà di precipitarela gelatina, lo hanno vieppiù confermatoneU'opinione testé accennata. Questo sog-getto ci sembra di tal momento, che giu-dichiamo ben fatto esaminare ad una aduna le principali sostanze astringenti econcianti, sia quelle che sono il risulta-mento della vegetazione, sia quelle chesono il prodotto dell’arte. E comincie-remo da quest’ ultime.
Concini artifiziai.iDell' amaro del Welter.
Questo amaro che si ottenne la primavolta dal Welter (il quale gli diede il suonome), trattando la seta coll’acido nitri-co, è stato detto anche giallo amaro oamaro d’indaco. Il Liebig ed altri po-nendo mente meglio di prima alle dilui proprietà giudicarono bene di nove-rarlo tra gli acidi, e quindi lo han dettoacido carboazotico o acido nitropicrico,e carboazotali o nitropicrati le combina-zioni saline.
Concino
Secondo Liebig componesi in peso di36 ,081 parti di carbonio, 16,714 diazoto, 47,ao5 di ossigeno.
Può prepararsi allo stato di purezzaoperando nel modo seguente. Dopo avertrattato l’indaco con l’acido nitrico, co-me sarà detto all’articolo indaco, e do-po averne ottenuto quest" amaro cristal-lizzato in lamine, si fa bollire nell’acidonitrico, e più volte cristallizzare ; dopodi che si combina colla potassa , e lacombinazione che ne risulta, fatta cri-stallizzare e quindi lavata, si tratta a cal-do con 1’ acido idroclorico, che ne sepa-ra la potassa. Quest’ amaro cristallizzapel raffreddamento. Dobbiamo per altroconsiderarlo puro, solo quando la suasoluzione non precipita il nitrato d’ ar-gento in cloruro.
Cristallizza in lamine triangolari, equi-latere, la cui forma primitiva è l’ottaedroa base romboidale. E di un bianco chepende al giallo pagliato. E più solubilenell’acqua calda che nella fredda, in gui-sa che una soluzione che ne sia saturataa caldo, dà molti cristalli, freddandosi.La soluzione è gialla ; è solubile nell’al-cool ; arrossa fortemente la laccamuffa, eneutralizza perfettamente tutte le basisalificabili, e le combinazioni eh’ ei for-ma con queste hanno la proprietà di de-tonare più o meno fortemente col mezzodel calore. L’iodio, ugualmente del cloro,non lo alterano punto ;ha tale affinità col-la potassa da togliere quest’alcali agli aci-di nitrico e idroclorico quando facciasid’ evaporare una soluzione d’amaro e dinitrato o d’idroclorato di potassa ; ha unsapore amaro acido o astringente.
Precipita la gelatina ; ma il precipitatonon è copioso che quando 1’ amaro ri-tiene dell’acido nitrico, ed una porzionedella materia resinoide che si è formatanel trattamento dell’indaco. Il precipitatodi amaro e di gelatina è solubile in ua