4 io Concino
data fino al calor rovente in un crogiuo-lo di platino, messa in digestione in unastorta con i5 o 18 piarti d’acido nitricoa 44°, forma un liquido bruno che pren-de l’aspetto sciropposo dopo essere statoconcentrato. In questo stato se si me-scola con acqua, si deposita una materiabruna che si separa col filtro.
Il liquore filtrato, evaporato a secchez-za, lascia una materia nera d’ un saporeun poco astringente ed acido, che dà col-la distillazione un prodotto acido ed uncarbone che non scintilla. Questa mate-ria, trattata coll 1 acqua, vi si discioglie ingran parte. La soluzione precipita la ge-latina, i sali di piombo, ec. Quando pre-so il precipitato di piombo si fa decom-porre col mezzo di una data proporzio-ne di acido solforico, accade che una por-zione s’impossessa dell’ossido metallico,intanto che un’altra si combina colla ma-teria astringente, formando così un com-posto che precipita la barite in fiocchi so-lubili nell’ acido nitrico.
Materia conciante della canfora .
Allorquando si mescono 3 o grani dicanfora con 60 grani di acido solforicoa 66°, il miscuglio prima ingiallisce e poidivien bruno; riscaldato adagio adagioper due ore, sviluppasi molto gas acidosolforoso. Si versano poi altri 6o granid’ acido solforico sulla detta materia po-sta in una storta, e si procede alla di-stillazione : sviluppasi dell’ acido solfori-co debole, dell’ acido solforoso ed unolio volatile che ha un forte odore dicanfora. Producesi verso la fine dell’ope-razione un poco d’ acido idrosolforico.La materia rimasta nella storta, trattalacon 1’ acqua si riduce in un residuo car-bonoso ed in una materia solubile nel-1 acqua che è acida ed astringente.
Concino
quasi insipido ; non cede che pochissimamateria astringente all’ acqua bollen-te, senza acido solforico: arrossa la car-ta tinta di lacca muffa umettata d’acqua.Distillandolo dà del vapore d’ acqua,del gas acido solforico, un olio rossiccio,dell’ idrogeno carbonato, dell’acido car-bonico, e del carbone che rappresentao ,55 del peso del residuo sottomesso al-la distillazione. Questo carbone è uncomposto di carbonio e di zolfo. Il resi-duo carbonoso è in parte disciolto dal-1’ acqua di potassa, e la dissoluzione èbruna e lascia precipitare dei fiocchi co-lorati dagli acidi nitrico e idroclorico. Illiquore filtrato non contiene quantitànotabile di acido solforico. La parte delresiduo carbonoso indisciolta dalla po-tassa, contiene sempre dello zolfo, oltrea che ritiene della potassa in combina-zione, che 1’ acqua calda non le toglie,ma che vi si riconosce con l’incinerazio-ne. Il residuo carbonoso è suscettivodi formare, con l’acido nitrico, un liqui-do astringente, il quale, mescolato con1’ acqua, lascia precipitare una materia,che scintilla col calore, dando vapore ni-troso ed un carbone imbrattato di zolfo.Quanto alla materia che resta in soluzio-ne, è facile vedere, dopo averne separa-to 1’ acido solforico che può essersi se-parato nell’operazione, essere astringen-te e solubilissima nell’acqua, e dare colladistillazione dei prodotti azotati e solfo-rati : tuttavia non puossi, col mezzo del-le basi salificabili, dimostrarvi la presen-za dell’ acido solforico.
I lavacri acquosi concentrati erano dicolor verde per riflessione, e di un gial-lo rossastro per refrazione. Ne fu preci-pitato 1’ acido solforico con la barite, edin tale stato potevasi considerare il li-quido come una dissoluzione della terzavarietà del concino artificiale dell’IIat-chett. Questo liquore precipitava la gè-